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«Possibile forte calo del Pil». Il governo alza il deficit al 3,3%

Di raddoppio in raddoppio, il contatore dell’extradeficit si ferma a 20 miliardi, necessari a muovere fino a 25 miliardi in termini di saldo netto da finanziare, che con l’ok unanime del Parlamento e il via libera immediato della Ue portano l’obiettivo di deficit di quest’anno al 3,3%. Per ora. Perché presto arriveranno gli aggiornamenti alla luce della “rilevante contrazione del Pil” che lo stesso ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, molto teso nella conferenza stampa e nella audizione in mattinata nelle commissioni bilancio di Camera e Senato, ha annoverato fra gli scenari possibili. Poco meno di metà della dotazione sarà usata subito, in un decreto atteso per domani che (dai 7,5 miliardi ipotizzati nei giorni scorsi) ormai viaggia verso i 12 miliardi (e produrrà cinque decimali di Pil di deficit, invece dei tre o poco più previsti fino a ieri). Il resto servirà agli interventi successivi, da portare avanti in coordinamento con gli aiuti europei che il governo si attende a stretto giro e che non potranno limitarsi alla “flessibilità” ma avrà bisogno di stimoli diretti.

La giornata è storica anche per i conti pubblici. Perché il piano d’azione deciso dal governo nel consiglio dei ministri di prima mattina polverizza di fatto i parametri di Maastricht. E lo fa con un sostanziale accordo con la commissione che per bocca del commissario all’Economia Paolo Gentiloni fa sapere di non essere più interessata «ai decimali». Quello che il Paese si trova ad affrontare è del resto «un impegno senza precedenti nella storia repubblicana», come chiarisce Gualtieri, in una «sfida planetaria» che ha bisogno dell’ombrello di commissione europea e Bce per essere vinta. Perché «la sostenibilità di lungo termine della finanza pubblica italiana non è in discussione», ci tiene a precisare Gualtieri ricordando l’aumento delle entrate e la riduzione del disavanzo del 2019. Ma al governo sanno bene che un’azione coordinata e rapida a livello europeo è indispensabile anche per mantenere a livelli non troppo difficili da gestire i tassi delle emissioni di titoli di Stato che saranno necessarie per finanziare le misure più costose, dagli ammortizzatori sociali alle sospensioni dei versamenti fiscali e contributivi.

Perché la rapida estensione delle misure di contenimento che in pochi giorni hanno trasformato l’intero Paese in una zona rossa moltiplica inevitabilmente gli effetti economici immediati della crisi sanitaria. E allarga la platea dei lavoratori e delle imprese che hanno bisogno di un aiuto in tempi rapidi. Tanto è vero che proprio la definizione puntuale del raggio d’azione delle misure, a partire dagli stop ai versamenti, rappresenta uno degli snodi più complicati del decreto atteso per domani dopo una fase di costruzione che si è rivelata più complessa del previsto. Sul punto bisognerà essere «seri e rigorosi», sottolinea Gualtieri, per evitare di sprecare risorse in tempi così duri.

Quello del fisco, in un calendario stretto che lunedì prossimo vede la prima scadenza importante con il versamento dell’Iva annuale, è uno dei quattro assi di un decreto tutto concentrato sull’emergenza. Alla stessa logica risponde il secondo asse, con le misure straordinarie per sanità e protezione civile, e il terzo rappresentato dagli ammortizzatori sociali, perché «nessuno deve perdere il lavoro a causa del coronavirus» come ha voluto ribadire Gualtieri in tutti gli interventi di ieri, e dal sostegno alle famiglie per la gestione dei figli a casa da scuola. Il quadro si completa per ora con gli interventi a sostegno della liquidità.

Il resto della dotazione, decisa subito per dare un segnale chiaro ma anche per evitare il rischio di complicazioni nella funzionalità prossima del Parlamento, servirà ad avviare il rilancio, un compito che non potrà essere solo italiano. Perché ogni ipotesi di tradurre in cifre il rischio recessione è per il momento prematura. Ma è lo stesso ministro dell’Economia a indicarne le cause nelle tre fasi dell’emergenza coronavirus: quella cinese, che ha spezzato le catene globali del valore, quella italiana, che ha fermato il Paese, è quella Europea, che rischia di colpire i nostri partner commerciali fermando esportazioni e turismo.

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