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In porto il piano per la cybersecurity dei settori strategici

Massima interazione e integrazione tra pubblico e privato per la cybersecurity. La tabella di marcia è stata fissata da palazzo Chigi. Con undici indirizzi operativi definiti dal «Piano nazionale per la protezione cibernetica e la sicurezza informatica».
Un documento firmato dal presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, oggi in Gazzetta ufficiale. Il piano dà attuazione al «Qsn-quadro strategico nazionale per la sicurezza dello spazio cibernetico». Ed è il passaggio successivo al decreto Gentiloni del 17 febbraio: rivede, quest’ultimo, gli assetti istituzionali sulla sicurezza informatica. E mette al centro dell’azione il presidente del Consiglio, il Cisr (comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica) e soprattutto il Dis (dipartimento informazione e sicurezza) oggi diretto da Alessandro Pansa. Il Piano pubblicato oggi detta le iniziative da varare a breve per aggiornare il sistema di protezione informatica per la sicurezza nazionale. Al più presto. Perchè ci sono ancora «differenti livelli di efficacia delle misure di protezione di reti e sistemi» si legge nel documento «tra realtà pubblica e privata» e anche «all’interno degli stessi ambiti». Mentre il rischio cyber cresce. L’altro fondamento del Piano è il quadro operativo di insieme: «Il patrimonio informativo sensibile ai fini della sicurezza nazionale non è pertinenza esclusiva del settore pubblico» visto che ci sono «soggetti privati operati in settori strategici».
L’azione si concerta su tre filoni: pubblico, privato e mondo della ricerca. Devono incontrarsi, confrontarsi e coordinarsi senza risparmio. L’attuazione della direttiva Nis (Network and inforation Systems) dell’Unione europea potrà sancire con norme di legge molti aspetti. Intanto, però, si comincia. Con l’istituzione presso il Dis del Nsc (nucleo per la sicurezza cibernetica): coordina la gestione delle crisi ed è guidato da un vicedirettore generale del Dis ad hoc di prossima nomina. Presso il Mise (ministero dello Sviluppo Economico), guidato da Carlo Calenda, nascerà un centro «di valutazione e certificazione nazionale per la verifica dell’affidabilità della componentistica Ict destinata a infrastrutturure critiche». L’interazione con l’accademia e i privati – in ballo c’è anche l’ipotesi di una fondazione a riguardo – si basa su due assetti: «Il finanziamento di start-up e/o la partecipazione al capitale societario di realtà imprenditoriali di interesse (venture capital)» e la nascita di un «Centro nazionale di ricerca e sviluppo in cybersecurity». Il Piano attribuisce «un ruolo centrale» al ministero dell’Interno» diretto da Marco Minniti«per la protezione delle infrastrutture critiche informatizzate attraverso il Cnaipic (centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche)».
Per il ministero della Difesa guidato da Roberta Pinotti si profila un Cioc (Comando interforze operazioni cibernetiche) per i sistemi e le reti militari ma anche un «poligono virtuale nazionale» presso la Scuola Telecomunicazioni delle Forze Armate di Chiavari. In vista – ci vorrà una norma – un «obbligo di notifica» per incidenti informatici «di rilievo, con conseguenti sanzioni in caso di omissioni». Gli esempi di criticità nascoste o rese note in ritardo si sprecano.

Marco Ludovico

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