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Porte chiuse ai capitali in nero

Copia del quadro RW della dichiarazione dei redditi e sottoscrizione di una apposita dichiarazione di conformità fiscale: sono queste le richieste che stanno pervenendo ai contribuenti italiani che hanno sottoscritto un conto, un deposito o una gestione patrimoniale presso banche svizzere e lussemburghesi.

Obiettivo della richiesta è accertare che le attività che gli Italiani hanno presso le banche estere siano state regolarmente dichiarate al Fisco domestico.

L’iniziativa della confederazione elvetica, del Granducato e del Principato di Monaco fa seguito all’analoga incisiva azione intrapresa nei mesi scorsi da Singapore nel tentativo di arginare il possibile utilizzo del sistema bancario per occultare capitali fuoriusciti illegalmente da Stati Uniti ed Europa o non dichiarati al fisco dei citati Stati.

Nelle comunicazioni inviate ai clienti, siano essi persone fisiche, fiduciarie, trust o società, gli intermediari bancari e finanziari, dopo aver messo in evidenza l’importanza di adottare regole sempre più rigorose destinate a impedire l’utilizzo abusivo del sistema finanziario e, più in particolare, a ostacolare il mancato adempimento da parte del contribuente ai propri obblighi fiscali, ricordano che è responsabilità diretta del cliente adempiere agli obblighi fiscali che gli incombono in ragione della propria residenza fiscale in Italia (o in altro Paese europeo).

Alla luce di quanto sopra viene quindi evidenziata al cliente l’opportunità di assicurare che tutti i conti e gli attivi depositati presso la banca estera (svizzera, lussemburghese o monegasca che sia), così come i redditi da questi generati, siano dichiarati alle autorità fiscali del proprio paese di residenza.

Non potendosi o volendosi fidare della sola buona volontà del cliente ovvero della sua promessa di fare quanto di propria competenza, la banca chiede di ricevere copia del quadro RW incluso nella dichiarazione dei redditi ovvero una dichiarazione di conformità fiscale datata e sottoscritta dal cliente stesso. Firmando tale dichiarazione l’investitore si impegna tra l’altro a comunicare ogni eventuale variazione o correzione di dati rispetto a quelli forniti alla banca al fine di consentire a quest’ultima di valutare se interrompere immediatamente il rapporto contrattuale.

Siffatte richieste di dati, attestazioni o copie di dichiarazioni appaiono per la verità piuttosto tardive o fuori luogo in altri casi. Tardive se fatte nei confronti di soggetti già clienti della banca estera richiedente in quanto già all’atto dell’apertura del conto corrente avrebbe dovuto essere effettuata una verifica sulla provenienza del denaro ai fini Antiriciclaggio; fuori luogo nei casi in cui la richiesta venga fatta a soggetti, come le fiduciarie italiane, che sottoscrivono conti Esteri per conto dei propri mandanti effettuandone poi l’attività di sostituto d’imposta e dovendo a loro volta effettuare un’adeguata verifica del cliente ai fini Antiriciclaggio.

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