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Portale delle vendite, superato il nodo pubblicità

Portale delle vendite pubbliche: l’omissione della pubblicità sotto i riflettori. Nel recente studio del Consiglio nazionale del notariato n. 21-2018/E dello scorso 9 aprile 2018, reso noto soltanto nei giorni scorsi, viene suggerita un’interpretazione dell’art. 631-bis c.p.c. capace di superare una serie di difficoltà applicative e di trasformare le nuove previsioni di legge in un utile strumento di efficienza del processo nelle mani del giudice dell’esecuzione.

L’omissione della pubblicazione dell’avviso di vendita e l’estinzione del procedimento esecutivo. Nel procedimento di espropriazione immobiliare la pubblicità dell’avviso e dell’ordinanza di vendita è finalizzata a consentire la più ampia partecipazione possibile ai futuri acquirenti. Fino all’ultima riforma del processo esecutivo del 2015 si discuteva se fosse possibile sanzionare con l’estinzione del procedimento il creditore che avesse dato impulso alla vendita e non si fosse poi preoccupato di anticipare le spese necessarie agli adempimenti pubblicitari. La recente riforma, nel sostituire la pubblicazione sul c.d. portale delle vendite pubbliche a quella ormai superata e inefficiente sull’albo dell’ufficio giudiziario, ha quindi espressamente previsto l’estinzione del procedimento nel caso di omissione di tale pubblicazione nel termine stabilito dal giudice per causa imputabile al creditore (o ai creditori) munito di titolo esecutivo, pignorante o successivamente intervenuto nella procedura. Vista la serietà delle conseguenze che il nuovo art. 631-bis c.p.c. fa discendere dall’omissione della pubblicità sul predetto portale, il menzionato studio del Notariato cerca quindi di sostenere un’interpretazione equilibrata e ragionevole della predetta disposizione, occupandosi poi del problema della stabilizzazione degli effetti della vendita che sia avvenuta nonostante l’omissione degli adempimenti pubblicitari.

In generale la mancata pubblicazione nei termini assegnati dal giudice può condurre all’estinzione del procedimento di esecuzione in virtù dei principi di ragionevole durata del processo e di economia processuale. Tuttavia, come evidenziato dal Notariato, nel caso della pubblicazione sul portale delle vendite pubbliche, la questione è diversa perché, come detto, è lo stesso codice di rito a prevedere che il giudice possa stabilire un termine perentorio alla cui violazione segua l’estinzione della procedura (che a sua volta comporta la cancellazione del pignoramento). Tuttavia, secondo il Notariato, la previsione di cui all’art. 631-bis c.p.c., se letta e applicata in modo rigido, potrebbe condurre a situazioni paradossali, se non addirittura di sospetta incostituzionalità, laddove un’interpretazione ragionevole potrebbe renderla un utile strumento di efficienza del processo nelle mani del giudice.

Una possibile interpretazione dell’art. 631-bis c.p.c. Per quanto sopra nel predetto studio il Notariato suggerisce che la presenza di un eventuale termine genericamente fissato nell’ordinanza per l’adempimento degli oneri in materia di pubblicità non vada necessariamente inteso come perentorio e/o legato all’art. 631-bis c.p.c., quanto piuttosto come rivolto al solo professionista delegato alla vendita il quale, in caso di criticità, si rivolgerebbe al giudice dell’esecuzione per avere istruzioni sul da farsi. Un siffatto termine dovrebbe quindi ritenersi sottoposto alla disciplina generale in materia di pubblicità, con conseguente prorogabilità/modifica dell’ordinanza da parte del giudice prima della vendita e possibilità di rinnovazione dell’adempimento. La nuova disciplina codicistica e la relativa sanzione sarebbero invece da riservare al solo caso in cui il giudice, a seguito di una criticità riscontrata, stabilisca espressamente un termine ai sensi dell’art. 631-bis c.p.c. e lo rivolga ai creditori. Quanto sopra consentirebbe dunque di evitare pericolosi automatismi e permetterebbe al giudice una valutazione caso per caso delle conseguenze di un’eventuale mancata pubblicazione nei termini.

Secondo il Notariato occorre poi fornire una definizione più precisa della nozione di causa imputabile di cui all’art. 631-bis c.p.c. Sebbene sia stata proposta una lettura molto restrittiva della norma, secondo cui tale evenienza potrebbe verificarsi nei soli casi in cui sia il creditore a procedere direttamente alla pubblicità sul portale, in assenza di delega a professionista, secondo la lettura prevalente, invece, la disposizione trova applicazione anche nel caso fisiologico di operazioni delegate a un professionista. Ecco allora che il caso tipico di causa imputabile al creditore potrebbe essere individuato nella mancata anticipazione, da parte di quest’ultimo, del contributo economico necessario a effettuare le pubblicazioni sul portale. Ma, secondo il Notariato, in questo modo la disposizione sarebbe criticabile sotto il profilo del possibile contrasto con il principio secondo cui la tutela giurisdizionale non può essere subordinata alla pretesa fiscale. Anche in questa ipotesi, secondo lo studio in esame, sarebbe quindi auspicabile una valutazione del giudice caso per caso, vagliando la responsabilità del creditore alla luce degli interessi tutelati (distinguendo, ad esempio, tra l’omissione assoluta della pubblicazione di tutti i lotti posti in vendita da quella che riguardi uno solo di essi).

A questo proposito si è anche evidenziato come l’espressa previsione dell’esclusione dell’estinzione della procedura in caso di mancato funzionamento dei sistemi informatici potrebbe creare qualche problema interpretativo, non essendo chiaro se in casi del genere occorra fare riferimento a tutto il periodo concesso nell’ordinanza per la pubblicazione o ai soli giorni vicini alla scadenza del termine e se il giudice possa rilevare tale situazione anche in mancanza dell’attestazione formale del ministero di cui all’art. 161-quater disp. att. c.p.c..

La stabilizzazione degli effetti delle vendite effettuate nonostante l’omissione della pubblicazione sul portale delle vendite pubbliche. Nel predetto studio del Notariato viene poi presa in considerazione la questione della stabilizzazione degli effetti delle vendite effettuate nonostante l’omissione della pubblicazione sul portale. L’estinzione del procedimento prevista dall’art. 631-bis c.p.c. è infatti rilevabile anche d’ufficio nella prima udienza successiva al verificarsi dell’omissione della pubblicità. Visto il tenore letterale della disposizione, dovrebbe quindi trattarsi di una vera e propria udienza dinanzi al giudice dell’esecuzione e non del mero esperimento di vendita che si svolga avanti al delegato. Ma se il bene venisse comunque aggiudicato e l’aggiudicazione non venisse contestata, evidenzia il Notariato, non vi sarebbe alcuna udienza e si avrebbe la situazione paradossale di una vendita divenuta stabile e di un’estinzione ancora rilevabile d’ufficio. Se, invece, il bene non venisse aggiudicato e fosse fissata una nuova vendita (magari con ribasso del prezzo e con successive pubblicità sul portale), sorgerebbe il dubbio di ritenere ancora rilevabile d’ufficio l’estinzione per la mancata pubblicazione dell’esperimento della vendita precedente. Per questo motivo il Consiglio nazionale del notariato propone una lettura restrittiva della disposizione di legge, suggerendo di intendere per «prima udienza» anche la data di vendita che sia stata fissata dal delegato, in modo da stabilizzare gli effetti degli atti compiuti successivamente all’omissione non rilevata.

Il ruolo del professionista delegato. Quanto al ruolo del professionista delegato, il Notariato ritiene che l’avviso di vendita redatto dal medesimo debba sempre essere pubblicato sul portale e che la relativa omissione, se tempestivamente rilevata, sia sempre idonea a inficiare la validità delle operazioni di vendita. Di conseguenza, relativamente alle operazioni delegate prima dell’entrata in vigore delle nuove disposizioni (ossia dal 19 febbraio 2018), si è valutato che anche ove il giudice dell’esecuzione non integrasse le ordinanze già emesse o ne pronunciasse di nuove senza disporre la pubblicazione sul portale, l’omissione di tale adempimento potrebbe comunque essere causa di nullità della vendita, se fatta valere nei ristretti termini di impugnazione di cui agli artt. 591-ter e 617 c.p.c..

Gianfranco Di Rago

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