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Porsche e auto a benzina si allarga lo scandalo Vw Titolo -9%, Moody’s boccia

BERLINO.
Ancora più auto truccate, truffe a catena, inganni anche sulle emissioni di Co2 e sulle auto a benzina, vetture col servofreno pericolosamente difettoso. Durissime parole del governo tedesco, declassamento da parte di Moody’s e nuovo crollo in Borsa: per Volkswagen scandali e accuse non finiscono mai. Creano rischi sempre più gravi per il futuro del colosso, forse persino per la sua sopravvivenza.
Ieri sui mercati il titolo Vw è crollato perdendo a tratti fino all’11% del suo valore, e in chiusura il 9%. Il gigante vale quasi il 40% in meno di prima dello scandalo: ha perso 34,4 miliardi sui mercati. Ciò ha spinto l’agenzia di rating Moody’s a declassare Vw da A2 ad A3 «per rischi crescenti sulla reputazione e gli utili futuri ». Le accuse coinvolgono anche modelli del marchio premium Porsche, come la versione Diesel del Suv Cayenne la cui vendita (insieme a quella di tutti i modelli dei marchi Vw con motori Diesel 3 litri) è stata sospesa in Usa e Canada. La paura del futuro getta ombre anche sul nuovo ceo, Mueller. E il governo federale chiarisce duramente che Volkswagen non deve aspettarsi né sconti né aiuti pubblici.
«Almeno 98mila auto a benzina», ha accusato ieri il ministro dei Trasporti federale, il cristianosociale bavarese Alexander Dobrindt, «sono coinvolte dallo scandalo dei falsi valori dichiarati di emissioni di Co2», sulle 800mila vetture dei vari marchi del gruppo che presentano anche questo secondo difetto. Non è finita: persino i valori reali di consumo di carburante, su molte auto prodotte dal colosso, sarebbero ben superiori a quelli dichiarati. «Un cambiamento di fondo s’impone, è indispensabile, Volkswagen deve fare chiarezza totale», dicono i portavoce della cancelliera Angela Merkel, e sottolineano: «Ci vogliono cambiamenti di struttura». Sono esclusi ogni trattamento di favore o sconti da parte del governo: l’ambiente e l’immagine del Paese, colpito al cuore dal caso Vw, ormai fanno premio rispetto alla tradizione di convergenze e intese tra poteri politici e colossi del Made in Germany. «Non è concepibile che i problemi vengano risolti a spese del consumatore», ha sottolineato Dobrindt: modifiche alle auto e pagamenti arretrati per anni della tassa di circolazione (calcolata in proporzione alle emissioni) andranno a pesare sui bilanci del gigante, non sui conti dei cittadini.
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