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PopVicenza e Veneto, salvataggio più vicino

Si fa in discesa la strada verso l’ok della Commissione europea al salvataggio di Stato di Popolare di Vicenza e Veneto Banca. «Dialoghi costruttivi» sono in corso tra la Direzione Concorrenza (DgComp) e la Bce e secondo fonti di Bruxelles l’intenzione è di chiudere positivamente la richiesta con «una soluzione comune che sia efficiente, sostenibile e nell’interesse della stabilità finanziaria». La svolta si è avuta ieri nel corso di un vertice tecnico a Bruxelles tra Ue, Vigilanza Bce, Bankitalia e Tesoro.

Nei prossimi giorni la DgComp comincerà con i due istituti veneti il confronto sul piano di ristrutturazione che si fonda sulla fusione tra le banche; secondo fonti comunitarie «la soluzione «può essere trovata nelle prossime settimane». Maggio potrebbe essere decisivo, con l’ok ai piani di Mps e delle venete.

Non si tratta di esercizi facili, ma il clima appare cambiato: in DgComp ci sarebbe maggiore consapevolezza di dover fare in fretta per non lasciare aggravare la situazione delle due banche. Ieri Veneto Banca, guidata da Cristiano Carrus, ha chiuso il 2016 con una perdita di 1,5 miliardi, su cui hanno pesato 1,28 miliardi di maggiori svalutazioni e 434 milioni di rischi.

La situazione appare meno deteriorata della PopVi di Fabrizio Viola, specialmente sulla liquidità: quella di Veneto Banca era a febbraio sopra i minimi (al 128%) grazie ai 3,5 miliardi di bond con garanzia dello Stato, e un’altra emissione da 1,4 miliardi è stata richiesta. PopVi ha invece chiuso con 1,9 miliardi di perdita e una liquidità scesa sotto il 90%.

Entrambi gli istituti hanno il patrimonio sopra i minimi regolamentari ma sotto la soglia Bce («Srep»). Ieri Francoforte avrebbe comunicato a DgComp l’ammanco di capitale (shortfall) che emergeva dallo stress test del 2016, mai reso noto: sarebbe di circa 6 miliardi di euro. Ma — qui sta la novità — gli uomini della commissaria Margrethe Vestager e i vigilanti guidati da Danièle Nouy hanno affinato le procedure: di una banca che chiede la «ricapitalizzazione precauzionale» (che è un’eccezione al «bail-in») vanno valutate due condizioni: la «solvibilità» — che spetta alla Bce —, ovvero che la banca rispetti i minimi patrimoniali; quindi la «accessibilità» — di competenza della Ue —, cioè che la banca abbia patrimonio privato (intendendo capitale, burden sharing sui bond subordinati e proventi delle cessioni) sufficiente a coprire le perdite future attese e prevedibili, restando comunque sopra il minimo del 4,5%. La linea Ue-Bce è che la valutazione vada fatta al momento dell’ok di Bruxelles al piano di ristrutturazione. Ed è solo a questo punto che si stabilirà quanti miliardi dovranno arrivare dal Tesoro.

Fabrizio Massaro

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