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PopVicenza-Veneto, offerti ai soci contanti e conti con spese ridotte

«Stiamo facendo il massimo ». Fabrizio Viola, amministratore delegato della Popolare di Vicenza (e in pectore della prossima banca fusa Vicenza- Veneto banca) cerca di convincere gli azionisti azzerati dal doppio aumento di capitale a 10 centesimi che la proposta di transazione, offerta dalle due banche, è buona e rappresenta il primo passo verso la fusione, che ha «un orizzonte fattibile» entro il 2017. L’obiettivo è chiaro: disinnescare la miccia delle cause civili, varare entro il mese un nuovo piano industriale finalizzato alla fusione, arrivare entro l’anno a mettere insieme le due banche. E, nel frattempo, ricapitalizzarle (le due banche in questa fase «non hanno valutato l’ingresso dello Stato» prima «occorrerà valutare i fabbisogni di capitale» ha detto Viola), tagliando i costi (esuberi compresi) ma anche trovando un modello di business che generi ricavi (ora il cost/income è intorno al 100%).
Le due offerte ai vecchi soci sono fotocopia, ma non esattamente sovrapponibili e prevedono che agli azionisti della Vicenza vadano 9 euro per le azioni acquistate fino a dieci anni prima, mentre a chi ha titoli di Montebelluna verrà proposto un indennizzo pari al 15% di quanto ha perso (tra 4,5 e 6 euro per azione, a seconda del prezzo di acquisto, detratti però i dividendi). Identiche le altre condizioni: l’adesione minima dell’80% delle azioni oggetto dell’offerta e la rinuncia a qualsiasi azione legale contro le due banche. La platea degli interessati (le persone fisiche, le società semplici, le onlus etc)sfiora i 170 mila soci: sono esclusi quelli che hanno avuto finanziamenti finalizzati all’acquisto di azioni (queste posizioni verranno analizzate una per una) così come verranno vagliate singolarmente le situazioni di particolare disagio economico (complessivamente sono stati stanziati 60 milioni per i ristori). Infine, gli “scavalcati”, quelli per i quali è stato violato l’ordine cronologico delle richieste di vendita (meno di 500 posizioni individuate alla Vicenza) riceveranno un trattamento differenziato (con ristori migliori).
Per tutti gli altri sono stati messi in bilancio 600 milioni, sugli oltre 930 che l’azionista quasi unico Atlante ha anticipato due giorni fa in conto futuro aumento di capitale. Insieme al ristoro però ci sarà anche un’offerta commerciale a tassi e condizioni di favore, da un conto di deposito vincolato ai mutui casa, ai conti correnti, che possono valere fino a qualche migliaio di euro in più. I soci potranno aderire all’accordo di transazione fino al 15 marzo.
L’accordo rappresenta il primo passaggio, ma da solo non basta; il resto lo farà il piano industriale, su cui ieri Viola non ha scoperto le carte. Se non per confermare che il percorso porta alla fusione, ma anche ad un sostanziale dimagrimento degli asset, immobili compresi (e probabilmente Arca) con la cessione «significativa» di Npl (i crediti in sofferenza). Alla fine si tireranno le fila, su quanto serve di aumento di capitale: Viola non ha voluto fornire dettagli ma le due banche continuano ad essere in affanno, anche sul fronte della liquidità e della raccolta. Riferendosi al passato invece l’amministratore delegato ha ricordato che «chi ha sbagliato deve pagare».

Vittoria Puledda

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