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PopVicenza, sotto la lente dei Pm i finanziamenti «facili»

MILANO
Nell’inchiesta sulla Popolare di Vicenza a mettere nero su bianco le impressioni sui finanziamenti “facili” e le esposizioni rischiose sono gli ispettori della Banca d’Italia, che nei verbali di assunzione di informazioni, agli atti della procura vicentina, raccontano quanto emerso dai loro rilievi.
I verbali degli ispettori
Il 16 luglio 2015 Giampaolo Scardone, ex capo ispettivo di Banca d’Italia, dà «un giudizio parzialmente sfavorevole, visto che la banca aveva registrato nel biennio precedente al 2012 una forte espansione dell’ammontare dei crediti erogati, arrivando a un rapporto tra impieghi/depositi di circa il 120%, ma con una bassa redditività degli impieghi medesimi».
Per quanto riguarda l’ex presidente Giovanni Zonin (indagato con altre 5 persone per ostacolo alla vigilanza e falsa rappresentazione del bilancio), l’ispettore sottolinea «la sua perfetta conoscenza del funzionamento e dell’attività della banca».
L’ispettore di Bankitalia Emanuele Gatti, nel verbale del 17 giugno 2015, ricostruisce le accuse secondo cui la banca finanziava clienti poi indotti a comprare azioni dello stesso istituto, al fine di simulare iniezioni di liquidità ma alterando nei fatti la solidità patrimoniale. Poi, nel verbale dell’8 luglio, mette in luce i gruppi più esposti finanziariamente, con triangolazioni di soldi all’estero e incagli dentro la banca.
Prestiti e società fantasma
Dice Gatti, il 17 giugno, che «circa 30 milioni sono stati corrisposti al gruppo Marchini di Roma, mediante la sottoscrizione di un prestito obbligazionario della società Imvest, appartenente al gruppo stesso; il gruppo Marchini ha beneficiato di ulteriori 25 milioni tramite la partecipazione dei fondi all’aumento di capitale riservato della società Methorios (che poi Methorios ha utilizzato per acquistare immobili e partecipazioni dal gruppo Marchini)…Bpvi ha inoltre un’esposizione diretta verso il gruppo per circa 75 milioni, passata tra i crediti a “incaglio” dalla stessa Banca».
Ci sono anche altri gruppi esposti: «25 milioni sono stati impiegato a favore del gruppo Degennaro di Bari tramite la sottoscrizione del 100% di un prestito obbligazionario, 55 milioni al gruppo Fusillo di Bari e 48 milioni sono stati impiegati per l’acquisto di azioni della società lussemburghese Dynex, che dagli accertamenti non presenta bilanci da alcuni anni e non sembra operativa».
L’8 luglio Gatti riferisce di una segnalazione di un’operazione sospetta all’Uif su due bonifici effettuati «da conto svizzero intestato alla società immobiliare Madonna della Neve appartenente al gruppo Marchini (uno di 182mila euro e l’altro di 470mila euro) a valere su un conto corrente intestato in Bpvi al fondo Kant riconducibile a Girolamo Stabile (ovvero il gestore del Fondo Optimum e vice di Methorios)».
Alfio Marchini nega la veridicità della ricostruzione e risponde con dettagli tecnici. «Prima di tutto la Imvest non è del gruppo Marchini, che ne detiene solo una partecipazione, e comunque la Imvest ha emesso un bond con interessi pari al 5%, pagati per circa 3 milioni, quindi un affare per chi lo ha comprato». Inoltre, relativamente all’esposizione da 75 milioni, Marchini precisa che «è ancora in corso un confronto tra azienda e management bancario, e abbiamo già pagato interessi per 8 milioni. Se tutti avessero pagato cifre del genere la banca sarebbe solida». Marchini si dichiara parte lesa.
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