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PopVicenza, riparte il cantiere dell’Ipo

All’indomani dell’assemblea di dicembre, i vertici di Veneto Banca si erano presentati in Banca d’Italia per analizzare il voto e studiare le tappe successive. Non così per la (ex) popolare vicentina; l’incontro con la Vigilanza avverrà non prima di metà settimana, i tempi stringono e l’attenzione si è subito concentrata sul percorso che aspetta la banca dopo il voto di sabato: aumento e Ipo, al centro di una call conference che ieri alle 11 ha visto impegnato il ceo Francesco Iorio, alcuni manager, analisti e advisor.
L’obiettivo, come ribadito dal manager in assemblea, è quello di approdare a Piazza affari intorno alla fine di aprile. Per centrare l’obiettivo la banca ha inviato le domande a Consob e Borsa italiana la settimana scorsa, prima ancora che si esprimessero i soci, ma ora c’è da concentrarsi sul prezzo. La forchetta dovrà essere pronta tra fine marzo e inizio aprile, e sarà l’elemento determinante per consentire ai soci attuali e possibili di valutare se e come partecipare all’operazione.
«Il tempo è brutto ma bisogna andare», ha detto il consigliere delegato ai soci. Facendo intendere che l’ipotesi di un possibile rinvio della quotazione non è sul tavolo: difficile che la Bce possa autorizzarlo, considerato che il Cet1 ratio va portato al più presto dall’attuale 6,65% al di sopra del 10,25% richiesto, e potrebbe rivelarsi imprudente anche richiederlo, si ragiona in banca, dal momento che non è scontato che nel giro di qualche mese possa tornare la fiducia sui bancari, e al tempo stesso prolungare la situazione d’incertezza potrebbe non giovare all’operatività dell’istituto. Che per oggi, intanto, ha convocata una nuova riunione del cda: il consiglio dovrebbe tra l’altro decidere la convocazione dell’assemblea per il 26 marzo, vigilia di Pasqua, quando i soci – per la prima volta quelli di capitale – dovranno approvare il bilancio del 2015.
Gli echi dell’assemblea di sabato, comunque, non si sono ancora sopiti. Presenti oltre 12 mila soci (deleghe comprese) ma solo il 12% del capitale, il sì alla Spa – primo voto e quindi decisivo – è passato con l’81,9%, 15 punti in più del 66,6% richiesto dallo statuto, ma l’atmosfera concitata, le critiche pesantissime alla passata gestione, il malcontento dei soci – che spesso sono anche clienti – non si dimenticheranno in fretta. Di qui, tra l’altro, anche la richiesta del Codacons, per cui la Consob «deve vietare l’ingresso in Borsa della Banca Popolare di Vicenza, deciso durante l’ultima assemblea dei soci». L’associazione ha annunciato anche di aver depositato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma in cui si chiede il sequestro presso l’istituto del valore delle azioni detenute dai risparmiatori.

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