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PopVicenza, perquisito il quartier generale. Nel mirino i finanziamenti concessi ai soci

ROMA «Trovare documenti che non avevamo acquisito nella prima perquisizione e che adesso abbiamo ottenuto»: era questo, come spiega il procuratore di Vicenza Antonino Cappelleri, l’obiettivo della nuova “visita” nella sede della Popolare di Vicenza. Perché l’indagine si concentra adesso sui finanziamenti “baciati” elargiti senza informare Bankitalia e su quelli concessi a gruppi imprenditoriali che — questa è l’accusa per i vertici dell’istituto di credito — non avrebbero fornito garanzie adeguate. Non solo. Le verifiche già effettuate avrebbero anche accertato «favoritismi degli stessi manager nella concessione dei fidi a persone a loro collegate», come sottolinea lo stesso capo dell’ufficio giudiziario.

Oltre agli ex responsabili — il presidente Giovanni Zonin, i consiglieri di amministrazione Giuseppe Zigliotto e Giovanna Maria Dossena, il direttore generale Samuele Sorato, i due vice Emanuele Giustini e Andrea Piazzetta — finiti sotto inchiesta per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza, adesso anche la Banca è indagata «per responsabilità amministrativa per fatti penali dei suoi dirigenti perché rispetto ai reati contestati evidenziava un modello organizzativo e di controllo inadeguato o di fatto inattuato».

La perquisizione scatta ieri mattina. La delega dei magistrati riguarda fascicoli relativi a finanziamenti concessi tra il 2012 e il 2014. Le indagini affidate agli specialisti del Nucleo valutario guidati dal generale Giuseppe Bottillo e a quelli del Tributario coordinati dal colonnello Fabio Dametto avevano ricostruito il flusso dei soldi concentrandosi sui fidi particolarmente onerosi e su quelli che prevedevano come “clausola” l’acquisto di azioni. Si tratta appunto dei “baciati”, che sono leciti ma devono essere comunicati agli organi di vigilanza. Ed è proprio questa una delle nuove contestazioni. Certamente non è l’unica.

L’attenzione degli inquirenti si è concentrata sui finanziamenti concessi ad alcuni gruppi imprenditoriali. I responsabili non sono indagati ma i controlli vanno avanti proprio per stabilire la regolarità delle pratiche anche alla luce delle contestazioni della Bce. In particolare si tratta dei fondi concessi al Gruppo che fa capo all’imprenditore Alfio Marchini, candidato sindaco a Roma alle ultime due tornate elettorali, al gruppo Fusillo, al gruppo Degennaro e al gruppo Sorgente. In particolare Marchini, così come risulta anche dalle ispezioni effettuate dalla Bce, ha ottenuto alla fine del 2014 un totale di 76,2 milioni di euro; i fratelli Emanuele, Giovanni e Vito Fusillo hanno avuto 10,3 milioni di euro; i Degennaro sono stati invece finanziati con 27,75 milioni di euro; Sorgente con 25 milioni di euro.

Marchini ribatte che «nel corso degli anni sono stati pagati ben sette milioni di euro di interessi sul finanziamento erogato a medio termine e successivamente alla svalutazione delle azioni e la conseguente e inaspettata perdita è stato interrotto il pagamento e aperto un confronto con la banca». L’avvocato Vito Mormando, che assiste il Gruppo Fusillo, dichiara invece che «attraverso la società Maiora spa sono stati garantiti i finanziamenti e c’è stata un’emissione di bond al 5 per cento che sono stati regolarmente pagati».

Le verifiche vanno avanti anche grazie ai documenti acquisiti ieri e l’amministratore delegato di popolare Vicenza Francesco Iorio ribadisce «l’impegno incondizionato a ristabilire quel clima di rinnovata trasparenza e fiducia necessario per proseguire nel rilancio della banca».

Fiorenza Sarzanini

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