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PopVicenza, Iorio da Vegas Il nodo del prezzo per l’aumento di capitale

I vertici della Popolare di Vicenza ieri in Consob. Una visita nella sede dell’authority guidata da Giuseppe Vegas che però non avrebbe avuto come tema l’aumento di capitale da 1,75 miliardi complessivi e la contestuale quotazione della banca, da poco diventata spa. Il ceo Francesco Iorio avrebbe invece ricevuto comunicazioni relative all’ispezione Consob in corso per le vicende della passata gestione targata Gianni Zonin. Ma non c’è dubbio che il dossier Vicenza in Consob sia caldo anche per la questione dell’ipo necessaria per portare il patrimonio (cet1) al livello del 10,25% fissato dalla Banca centrale europea. Ma è certo che l’aumento che cade in un momento molto negativo per il mercato: le due popolari promesse spose, Bpm e Banco Popolare, dall’annuncio della fusione del 23 marzo hanno perso rispettivamente il 18,5% e il 26,6%. Più in generale tutto il settore bancario è in discesa perché il mercato sta scontando i prezzi bassi dei crediti deteriorati (npl) e l’eventualità di nuovi aumenti di capitale. Tutto questo si ripercuote anche nelle valutazioni della PopVi.

Diverse fonti coinvolte nel dossier danno per scontato che la forchetta di prezzo con la quale si affronterà il mercato istituzionale (prima ancora che retail) sarà inferiore, anche di molto, al prezzo di 6,3 euro indicato per l’esercizio del diritto di recesso per la trasformazione in spa: un abisso dai 62,5 euro degli ultimi aumenti di capitale del 2013 e 2014. Le banche incaricate dell’operazione — JPMorgan, Mediobanca, Deutsche Bank, Bnp Paribas e Unicredit — sono pronte a pubblicare le ricerche sulla base delle quali verrà sondato il mercato. L’ok potrebbe arrivare oggi ma il quadro non è ancora chiaro. Proprio Unicredit, che è garante unico della ricapitalizzazione, punta i piedi e «valuta» se sussistano ancora le condizioni per varare l’operazione entro il 30 aprile, termine imposto dalla Bce ma anche data di scadenza della garanzia stessa. Ma per rinviare l’aumento serve l’autorizzazione di Francoforte. Il caso di insuccesso dell’operazione, Unicredit rischia di ritrovarsi con gran parte del capitale della Vicentina in pancia, con conseguenze notevoli sul suo stesso patrimonio. Secondo fonti vicentine, non c’è la possibilità che slitti. Potrebbe esserci al massimo un ritardo tecnico, se il prospetto dovesse essere integrato con i dati della trimestrale, attesi a metà mese.

Fabrizio Massaro

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