Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

PopVicenza e Ubi in fila per i saldi di Siena

di Stefano Righi

Il Monte dei Paschi di Siena sta rivedendo l'estensione del proprio perimetro industriale. Il gruppo bancario guidato da Fabrizio Viola, che mercoledì prossimo presenterà i risultati del quarto trimestre del 2012, ha dato mandato a Mediobanca per esplorare le eventuali manifestazioni di interesse a cedere una parte della propria rete agenziale che oggi somma più di 2.900 sportelli sul territorio nazionale.
Una cifra consistente che fa di quella che è la banca più antica al mondo il terzo gruppo bancario italiano per estensione territoriale. Gruppo su cui però pesantemente si sono abbattuti gli effetti della crisi e di alcune scelte poco felici, tanto che oggi il Monte è a un bivio storico con la Fondazione costretta dai bilanci a vendere oltre il 10 per cento delle azioni della banca, scendendo così per la prima volta, al di sotto del 50 per cento del capitale.
Scelte
In particolare è la rete che fa capo a Biverbanca che potrebbe essere ceduta. Si tratta del presidio che il Monte dei Paschi di Siena ha nel Nord Ovest d'Italia, così come Antonveneta è il presidio a Nord Est. Ma Antonveneta, benché abbia una struttura più autonoma e definita, non verrà ceduta, almeno per ora. I motivi sono evidenti: alienare la banca veneta significherebbe sconfessare la politica espansionistica firmata da Giuseppe Mussari, oggi presidente delle banca e autore del blitz con cui nel 2007 si acquisì l'ex Popolare padovana dal Santander. Inoltre, significherebbe fare industrialmente un passo indietro: il Monte tornerebbe per dimensioni ad essere assimilabile a Banco Popolare e a Ubi, entrambe con circa 2 mila sportelli all'attivo e soprattutto significherebbe perdere presenza in una delle aree economicamente più dinamiche d'Italia come il Nord Est. La banca veneta, oggi guidata da Giuseppe Menzi, è stata portata in linea di galleggiamento dopo l'acquisizione senese e attende la fine della crisi economica per contribuire ai risultati di gruppo secondo le sue possibilità. Insomma, è un boccone troppo grosso per essere ceduto, specie in tempi di crisi e con un prezzo di acquisto, quattro anni fa, di 9 miliardi di euro che oggi nessuno si sentirebbe di pagare, neppure per la metà.
A Nord Ovest
Diverso il discorso di Biverbanca, 122 sportelli e la leadership tra le province di Biella e Vercelli. Il gruppo, guidato oggi dal presidente Alfredo Monaci e dal direttore generale Angelo Barbarulo, è entrato nell'orbita del Monte dei Paschi il 20 dicembre 2007, quando Siena acquisì il 55 per cento delle azioni del gruppo fino ad allora detenute da Intesa Sanpaolo. Successivamente Mps è ulteriormente cresciuto, fino ad arrivare a controllare oggi il 60,42 per cento di azioni, mentre le due anime locali, la Fondazione Cassa di Risparmio di Biella e la Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli detengono rispettivamente il 33,44 per cento e il 6,14 per cento. Biverbanca è una struttura redditizia — e questo pesa molto sulla scelta senese, dopo che Mps ha già dovuto privarsi delle assicurazioni —, che insiste in una regione economicamente sana, che ben si attaglia alla struttura di business inseguita dal Monte. Ma il bilancio ha esigenze non più procrastinabili, i Tremonti-bond richiedono onerosi interessi e la scelta di evitare un nuovo aumento di capitale non può che essere accompagnata, stando i vincoli, da operazioni di questo genere. Così il Monte ha messo in vendita un altro dei gioiellini di famiglia e non sarà l'ultimo. Un'ulteriore razionalizzazione di un centinaio di sportelli in sovrapposizione è già allo studio.
Il mandato a cercare possibili acquirenti per Biverbanca è stato affidato a Mediobanca. L'operazione è appena iniziata, ma già ci sono delle manifestazioni di interesse. Sia chiaro, siamo solo all'inizio della fase di cessione, devono essere valutati tutti gli asset posti in vendita e stabilito prezzo e modalità di pagamento. C'è tempo.
Poker di candidati
Per ora però si possono segnalare almeno quattro mani alzate, tra quanti hanno ricevuto l'invito di Mediobanca. In prima fila c'è la Popolare di Vicenza del presidente Gianni Zonin. Con lui il gruppo Ubi. Leggermente defilati, ma non per questo meno interessati, sia Veneto Banca di Vincenzo Consoli che la genovese Banca Carige. Veneto Banca è l'unica del quartetto a contare già su una presenza in zona, grazie al salvataggio, in passato, della Popolare di Intra. Invece per PopVicenza, Ubi e Carige si andrebbe a colmare un vuoto, più o meno ampio.
Va poi detto che martedì scorso, alla presentazione dei risultati annuali, il presidente di Banca Carige, Giovanni Berneschi, ha decisamente negato ogni interesse ad acquisizioni. Ma l'occasione è ghiotta e qualcuno, anche a Genova, sta valutando l'opportunità. Molto più decisi appaiono gli altri due gruppi, Ubi e soprattutto la Popolare di Vicenza (95,1 milioni di utile netto nel 2011). Il gruppo berico guarda avanti. Sta mettendo a punto il nuovo piano industriale e l'espansione a Nord Ovest sarebbe funzionale a una più estesa copertura territoriale. Certo, Ubi è il quinto gruppo nazionale per numero di sportelli e muove masse maggiori, ma è stato recentemente penalizzato dall'andamento di Borsa. PopVicenza invece non è quotata, gode di maggior agilità di movimento, ha bilanci in ordine e con l'acquisizione dei 122 sportelli di Biverbanca potrebbe arrivare in un colpo solo a quota 800 agenzie, ovvero il target di crescita più volte indicato come strategico.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«Non sapevo che Caltagirone stesse comprando azioni Mediobanca. Ci conosciamo e stimiamo da tanto t...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Primo scatto in avanti del Recovery Plan italiano da 209 miliardi. Il gruppo di lavoro "incardinato"...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La Cina ha superato per la prima volta gli investimenti in ricerca degli Stati Uniti. Pechino è vic...

Oggi sulla stampa