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PopVicenza avvia i tavoli di conciliazione

Assemblea dei soci entro fine novembre, per deliberare sulla proposizione dell’azione di responsabilità; tavoli di conciliazione quasi pronti; valorizzazione e messa a frutto del patrimonio immobiliare.
Sono questi i tre nodi su cui si è concentrato ieri il consiglio di amministrazione della Banca Popolare di Vicenza. «Il consiglio ha definito il cronoprogramma per la proposizione dell’azione di responsabilità – ha spiegato per conto dell’istituto sul primo punto il vicepresidente Salvatore Bragantini -. In base alla documentazione già ricevuta, prevediamo di riunire entro la fine di novembre l’assemblea degli azionisti che delibererà sulla proposta».
Precisazioni anche sul tema delle conciliazioni, tra i più attesi, i cui tavoli dovrebbero partire entro ottobre: «Siamo in avanzata fase di messa a punto di una proposta – ha detto Bragantini – che prevede un parziale ristoro delle perdite di chi abbia investito in azioni della Vicenza, senza dimenticare che quello in azioni è, in ogni caso, un investimento a maggiore rischio», aggiungendo che «l’esborso a carico della Banca sarà comunque delimitato previamente nel rispetto dei requisiti patrimoniali dettati dalla Bce» e che «una volta messa a punto, la nostra proposta sarà illustrata alle associazioni dei consumatori e degli azionisti». In merito al tema della valorizzazione del patrimonio immobilare, ossia della possibile vendita, il vicepresidente ha concluso che «la Banca ha un rilevante patrimonio immobiliare, che va valorizzato e messo a frutto. Lo faremo senza timidezze nell’interesse della Banca, interesse che viene prima di tutto».
Il cda di ieri, dunque, non ha licenziato l’atteso piano industriale. Il board della popolare prende tempo, troppe sono le questioni su cui si deve ancora riflettere. Dai “paletti” che il fondo Atlante può porre, all’opportunità di prevedere nel piano la fusione con Veneto Banca, fusione caldeggiata dal presidente della Vicenza Gianni Mion, meno da quello di Veneto Banca Beniamino Anselmi. Dalla vendita degli Npl, 1,9 miliardi di crediti che vanno scontati e venduti, valutandone l’impatto sul patrimonio, alla questione dei reclami sulla compravendita delle azioni con i vecchi soci, per i quali gli accantonamenti sono stati portati in semestralea 230,7 milioni – «il massimo possibile per i risarcimenti», aveva detto Bragantini in una intervista -, ma che devono anch’essi impattare sul patrimonio.
In ogni caso, «il cda ha preso atto con soddisfazione della presentazione da parte dell’amministratore delegato Francesco Iorio di ulteriori passi in avanti del piano di rafforzamento della posizione competitiva della banca nella difficile congiuntura attuale», ha detto Bragantini accennando al piano industriale.
Le linee guida del nuovo piano restano comunque, dopo la perdita del 30% dei ricavi e di masse per 10 miliardi di euro, ancorate ad alcuni punti fermi: la riduzione del rapporto cost-income, cioé il rapporto tra guadagni e spese, che dall’83,6% dovrà scendere tra il 50 e 60%; le alienazioni – si parla di Banca Nuova e Nem sgr; il ridimensionamento di filiali e dipendenti (si stimano 1.500 esuberi su 5.407 dipendenti), che potrebbero essere risolti, questi ultimi, in parte con prepensionamenti, in parte con l’applicazione dello strumento della solidarietà, in parte recuperando risorse dal Fondo di settore.
E nel futuro sarà necessario, come più volte annunciato dall’ad Iorio, puntare sulle specializzazioni.

Katy Mandurino

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