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PopVi, chiesto il rinvio a giudizio per Zonin e altri sei ex-manager

Vanno a giudizio Gianni Zonin, ex presidente della Banca Popolare di Vicenza, e altri sei ex dirigenti dell’istituto veneto – ora in stato di liquidazione coatta – al termine dell’inchiesta per aggiotaggio, ostacolo alle attività di vigilanza e falso in prospetto. Il rinvio è stato deciso lunedì scorso (e comunicato ieri) dalla Procura della Repubblica di Vicenza che, inoltrando al Gup del Tribunale vicentino la richiesta, ha così esercitato l’azione penale.
Oltre a Zonin è stato chiesto il processo per l’ex amministratore delegato e direttore generale dell’istituto Samuele Sorato, l’ex consigliere Giuseppe Zigliotto (imprenditore, già presidente di Confindustria Vicenza), l’ex vice dg responsabile della divisione mercati Emanuele Giustini, l’ex vice dg dell’area finanza Andrea Piazzetta, l’ex vice dg della divisione crediti Paolo Marin e il dirigente proposto alla redazione dei documenti contabili Massimiliano Pellegrini. Per i reati di aggiotaggio e ostacolo all’attività di vigilanza viene chiamata in causa anche la banca, indagata in base alla legge sulla responsabilità amministrativa degli enti. Per quanto riguarda l’aggiotaggio, agli indagati viene contestato – relativamente alla pubblicazione dei bilanci di esercizio 2012, 2013 e 2014 – di aver diffuso «notizie false» e posto in essere «operazioni simulate e altri artifici, concretamente idonei a provocare una sensibile alterazione delle azioni Bpvi» e «a incidere in modo significativo sull’affidamento riposto dal pubblico nella stabilità patrimoniale» della banca. Sotto accusa la prassi dei finanziamenti concessi ai clienti per la sottoscrizione delle azioni emesse dalla banca «per un controvalore complessivo di circa 963 milioni di euro», spesso accompagnati dall’impegno al riacquisto delle azioni, senza aver iscritto al passivo dello stato patrimoniale un’analoga riserva indisponibile per il finanziamento del proprio capitale. Una prassi non comunicata al mercato; notizie false veicolate nei bilanci e nei comunicati stampa, in merito alla «reale entità del patrimonio» e della solidità della banca.
L’accusa di ostacolo all’attività di vigilanza – vengono contestati sette episodi tra l’ottobre del 2012 e la primavera del 2015 – si riferisce all’aver nascosto alla Banca d’Italia l’esistenza di finanziamenti a terzi e lettere di impegno per l’acquisto e il riacquisto di azioni Bpvi e all’aver comunicato in più occasioni un patrimonio di vigilanza superiore a quello reale, fino a un massimo di 963 milioni di euro, oltre all’aver taciuto una serie di comunicazioni sul capitale finanziato. Infine, il falso in prospetto è legato ai documenti per gli aumenti di capitale del 2013 e del 2014 in cui, occultando il fenomeno del capitale finanziato, non si dava conto della reale situazione patrimoniale della banca né della reale liquidità del titolo.
A due mesi dalla conclusione delle indagini preliminari, dunque, è arrivata la chiamata alla sbarra, firmata dal procuratore Antonino Cappelleri, per i presunti responsabili del crac della Banca Popolare di Vicenza. Verso la quale si è proceduto anche in virtù del fatto che, dopo la conclusione delle indagini, quattro degli indagati si sono sottoposti a interrogatorio e per i magistrati questi «non hanno recato elementi decisivi per un proscioglimento». Tra questi, anche Gianni Zonin, ascoltato pochi giorni fa per la terza volta e su sua richiesta, dopo i due interrogatori di marzo. Nessun cambiamento nella sua linea difensiva: «Non sono a conoscenza degli illeciti», ha più volte dichiarato, aggiungendo – come aveva già fatto nella memoria che riguarda l’altro filone di indagini, cioé il processo presso il Tribunale delle Imprese di Venezia – di credere all’esistenza «a sua insaputa di una struttura occulta all’interno della banca». I difensori di Gianni Zonin, gli avvocati Enrico Ambrosetti e Nerio Diodà, preso atto della decisione assunta dalla procura di Vicenza in merito al rinvio a giudizio del proprio assistito, hanno espresso massima fiducia nel lavoro della magistratura e hanno riconfermato l’assoluta disponibilità di Zonin a chiarire la propria posizione. Ora si attende la data dell’udienza preliminare.

Katy Mandurino

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