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Popolari Voto plurimo per le Spa E la Vicenza punta sul «Borsino» Cercansi azionisti per «nocciolini» al 5%

L’avvenuta trasformazione in legge del decreto Renzi di riforma del mondo del credito, oltre a porre fine a una lunga ipocrisia, rappresenta una straordinaria occasione di aggiornamento e modernità per tutto il settore e in particolare per le banche (ex) popolari. Nei mesi che trascorreranno da qui al cambiamento della natura sociale, gli istituti muoveranno in due direzioni: la tutela della compagine sociale attuale, alla luce delle nuove normative e la crescita per linee esterne al fine di raggiungere una maggiore massa critica sui mercati. 
Alcuni istituti sono già all’opera. Se c’è chi spera negli esiti positivi di un ricorso alla Corte costituzionale, c’è anche chi più pragmaticamente guarda avanti. Una delle soluzioni possibili su cui si sta ragionando, al fine di raggiungere la stabilità azionaria da cui un istituto di credito non può prescindere — dai più grandi come Banco Popolare e Ubi, ai più piccoli —, è quella del voto maggiorato o plurimo.
Nuovi principi
Il principio, recentemente introdotto dal decreto competitività di questo governo, è già stato utilizzato da alcune società quotate come Astaldi, Campari, Amplifon e Maire. «Ma appare lo strumento ideale anche per tutte quelle banche popolari che, con oltre 8 miliardi di attivi, sono chiamate per legge a trasformarsi in società per azioni — dice Alvise Recchi, amministratore delegato di Sodali, società internazionale di consulenza in corporate governance —. È chiaro che la vicenda presenta aspetti legali che vanno approfonditi, ma la formula del voto maggiorato sembra oggi rispondere all’esigenza di riconoscere un diritto a quei soggetti che risultano investitori nelle banche da diversi anni. Sia chiaro, non è il tentativo di blindare le banche, la loro apertura al mercato è nei fatti. Ma appare evidente che, soprattutto rispetto a una larga fetta di investitori retail questo strumento possa apparire rispondente a esigenze diffuse. Inoltre, è possibile anche ipotizzare una specie di meccanismo premiante per gli azionisti retail di lungo corso, un po’ come è stato fatto durante le privatizzazioni con le bonus share ».
Tutele degli azionisti
Se il voto plurimo può essere una risposta «di sistema» alle esigenze di tutela sorte con la trasformazione in legge del decreto Renzi, ci sono altri aspetti che il singolo istituto è chiamato ad affrontare. È il caso della Banca Popolare di Vicenza che sta affrontando in queste ore lo spinoso problema della compravendita delle proprie azioni. Il mercato è illiquido da quando, un anno fa, la normativa europea ha di fatto bloccato il Fondo riacquisto azioni proprie, quella sorta di cassa di compensazione che permetteva alla banca di intermediare i propri titoli. Con un mercato bloccato da tempo e le esigenze dei soci da rispettare, Pop Vicenza sta avviandosi a presentare una propria proposta a Banca d’Italia e a Consob per arrivare ad attivare un mercato secondario e regolamentato dei titoli della banca. Una sorta di Borsino, sulla falsariga del Terzo Mercato che i più anziani ricorderanno. I primi contatti ci sono già stati. «La nostra idea – ha detto l’amministratore delegato di Popolare di Vicenza, Samuele Sorato – è quella che l’istituto alimenterà questo mercato raccogliendo ordini e trasmettendoli sulla piattaforma, dove i soci potranno incontrarsi in modo strutturato». Alla ricerca delle necessarie autorizzazioni e di un regolamento che tuteli il singolo investitore retail , Sorato conta di portare anche questa novità all’assemblea dei soci, convocata per l’11 aprile. Non sarà l’ultima della Vicenza da «popolare». La trasformazione in Spa verrà infatti posta all’ordine del giorno di una assemblea straordinaria che verrà convocata a giugno.
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