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Popolari, stop alla riforma

La riforma delle banche popolari è un provvedimento incostituzionale, in quanto approvata con un decreto legge senza che vi fossero i presupposti di straordinarietà e urgenza: lo sostiene il Consiglio di stato in un’ordinanza che solleva alla Corte costituzionale diverse questioni di legittimità, due settimane dopo la sentenza con cui Palazzo Spada aveva sospeso la circolare attuativa della Banca d’Italia. Secondo uno degli studi legali che ha seguito il ricorso alla giustizia amministrativa, con questa ordinanza viene messa «radicalmente in discussione tutta la riforma, non solo un pezzo», con possibili richieste di risarcimento dei soci e «ulteriori effetti che non si possono escludere».

Il riordino delle popolari era stato varato all’inizio del 2015 con un decreto legge, ma per il Consiglio di stato non vi erano in maniera evidente i requisiti di straordinarietà e urgenza previsti dalla Costituzione. Era infatti una riforma di sistema, di cui si parlava da anni, che concedeva agli istituti di credito 18 mesi per adeguarsi, in un contesto in cui non c’erano difficoltà tali da giustificare un intervento urgente.

A questo si aggiunge il punto contestato il 2 dicembre, ovvero il diritto di rimborso per i soci che volessero recedere. La legge consente alle banche di rifiutare il rimborso ai soci o di rinviarlo senza limiti di tempo e senza interessi. «L’obbligo di trasformarsi in spa», sottolinea l’avvocato Ulisse Corea, dello studio legale Marini, »combinato al fatto che la banca poteva escludere il rimborso dei soci, ha concretizzato un esproprio senza indennizzo, quindi una lesione del diritto di proprietà».

Dura la presa di posizione di Assopopolari, che con il presidente Corrado Sforza Fogliani ha parlato di «un atto di accusa, preciso e impietoso, a riguardo della legge voluta dal passato governo». Si tratta di un provvedimento varato per decreto legge, «come neanche il fascismo (che pure ce l’aveva con banche che non sono mai state vassalle di alcun potere politico) aveva osato fare nel procedere anch’esso, reiteratamente, contro il credito cooperativo. Ora», conclude Sforza Fogliani, «l’attuale governo sa cosa dovrebbe fare per evitare che l’attacco alle popolari produca altri danni».

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