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Popolari, spinta all’integrazione «Mutuo sostegno nelle crisi»

C’è un dossier delicato che in Banca d’Italia hanno preso a trattare da qualche settimana: quello di un intervento di emergenza nel caso di una crisi di liquidità in una banca popolare minore, una tra le circa venti presenti in Italia non abbastanza grandi da rientrare nella trasformazione obbligatoria in spa ma neanche così piccole da poter essere gestite con una procedura liquidatoria come una Bcc di paese.

Così da qualche settimana la Vigilanza guidata da Carmelo Barbagallo e i vertici di Assopopolari, il presidente Corrado Sforza Fogliani (numero uno della Banca di Piacenza) e il segretario dell’associazione Giuseppe De Lucia Lumeno, hanno avviato un confronto su come realizzare una forma di mutuo sostegno tra le piccole popolari, sulla scorta dei sistemi in vigore in Germania e in Austria, in particolare proprio sui temi della liquidità.

L’obiettivo non è creare un gruppo stile Credit Agricole in Francia — quello è piuttosto il modello seguito dalle Bcc per le loro holding — ma mettere in piedi un «meccanismo di protezione istituzionale con vantaggi nel calcolo dei requisiti patrimoniali», ha detto ieri il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, in un breve passaggio delle sue Considerazioni Finali all’assemblea di Palazzo Koch, anche se «sarebbe un passo verso forme più strette di integrazione».

Il sostegno alle piccole popolari è fondamentale per non privare di appigli di mercato banche che dipendono in gran parte dai soci per il patrimonio, non essendo quotate.

È di questi giorni la notizia di un possibile aumento di capitale da 350 milioni di euro della Popolare di Bari, la più grande tra gli istituti (che dovrà trasformarsi in spa), che già per prima ha fatto ricorso alla garanzia dello Stato («Gacs») per vendere i crediti in sofferenza (Npl) cartolarizzandoli.

Proprio la Bari, con altri 16 istituti popolari tra i quali Banca di Piacenza, Pop. Ragusa, Pop. Puglia e Basilicata, Valsabbina, Pop. Cividale, Pop. Sondrio, ha vita a inizio anno alla «Luigi Luttazzi spa», società consortile che va nella direzione indicata dal governatore, ha commentato ieri Sforza Fogliani. Si occuperà di fornire servizi e strumenti comuni alle popolari socie come piani di recupero degli npl, istruttorie su accordi commerciali con fabbriche-prodotto, gestione di immobili, cartolarizzazioni, organizzazione aziendale, pubblicità, formazione, supporto alla riscossione dei tributi. «Quella degli accordi di territorio è la strada giusta», ha aggiunto Fogliani, «che consente di valorizzare istituti che si sono sempre distinti nell’erogazione del credito a Pmi e imprese, in molte zone d’Italia oggi senza questo fondamentale aiuto».

Diversa è la situazione per le Bcc, ha sottolineato il governatore Visco, per alcune delle quali l’integrazione «è una necessità urgente». Secondo fonti autorevoli tra le 279 Bcc in Italia (già ridotte dal picco di 400) il 5-10 per cento mostrerebbe segnali di vulnerabilità e alcune di esse, se la situazione peggiorasse, potrebbero finire in liquidazione se non saranno protette dal cappello di una delle holding adesso in fase di costituzione.

Fabrizio Massaro

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