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«Popolari spa? Incostituzionale» Con l’autoriforma un tetto al 5%

Assopopolari gioca la carta dell’autoriforma per fermare o provare ad «ammorbidire», il decreto del governo che obbliga le prime dieci banche popolari a trasformarsi in società per azioni entro 18 mesi. Decreto su cui martedì il premier Matteo Renzi ha ventilato il ricorso al voto di fiducia, riducendo di molto i margini di manovra di chi puntava allo stop. E il consiglio dell’associazione delle popolari che si è riunito ieri, pur ribadendo «dubbi di legittimità costituzionale» sul decreto, ha deciso di cercare comunque un dialogo con Palazzo Chigi per arrivare a una riforma condivisa. 
Ma l’altolà del premier sul decreto ha riacceso in Borsa la speculazione sulle popolari e, come era successo nelle scorse settimane, la Popolare dell’Etruria è quella che ha brillato di più guadagnando oltre l’8%, seguita da Bper (+4%), Banco Popolare (+3%) e Bpm (+1,7%). Il Banco Popolare ieri è stato anche lambito da una polemica che ha coinvolto il patron di Algebris, Davide Serra, ascoltato sostenitore di Renzi, e Sel che ha definito «inquietante» l’ipotesi che il finanziere possa aver «investito pesantemente sul comparto delle Banche Popolari italiane a partire da marzo 2014». Serra ha risposto bollando come «ridicole» e «prive di fondamento» le ipotesi di insider trading e ha spiegato però che Algebris «dal marzo 2014 ha una posizione importante, tuttavia inferiore al 2%, in una banca popolare italiana» e che la quota è stata acquisita in occasione di «un aumento di capitale». E l’unico ad aver ricapitalizzato a marzo è stato il Banco Popolare.
Il consiglio di Assopopolari ieri è tornato a riunirsi per ascoltare la relazione dei tre saggi Piergaetano Marchetti, Alberto Quadrio Curzio e Angelo Tantazzi, incaricati di studiare il processo di autoriforma. La riunione è stata interlocutoria. «Non abbiamo approvato niente, abbiamo discusso del nostro problema, che è un problema grande delle banche popolari e quindi merita approfondite discussioni» ha detto al termine dell’incontro il presidente del Creval, Giovanni De Censi. Le proposte illustrate dei saggi vanno nella direzione di «una più significativa apertura al capitale nella formazione degli organi di governo della Popolare cooperativa» ha spiegato Assopopolari. La strada per modernizzare il sistema sembrerebbe essere quella della popolare «bilanciata», in cui gli investitori istituzionali esprimono un numero di consiglieri proporzionali alle azioni detenute, mentre il resto del soci continua a servirsi del voto capitario, oppure una spa «ibrida» che assegna una maggiore ponderazione al voto di capitale dei soci storici con piccole quote. Una soluzione simile a quella studiata in passato da Andrea Bonomi per la Bpm, ma bocciata dai soci. I saggi potrebbero aver introdotto altre specifiche al modello che Assopopolari intende contrapporre al disegno del governo.
Con Palazzo Chigi tuttavia l’associazione dei banchieri è «disponibile a un confronto, nella speranza di contribuire all’individuazione di una soluzione condivisa». I possibili correttivi «nella diversa prospettiva, non scevra di dubbi di legittimità costituzionale, di forzosa conversione in spa», vanno nella direzione di una «ponderazione del voto di capitale, con particolare favore per i soci con possesso azionario limitato/durevole» ha spiegato l’associazione. La «ponderazione» potrebbe passare per l’introduzione di un tetto al diritto di voto, si è parlato di una soglia vicina al 5%, e forse anche per il divieto ai patti di sindacato.
«Abbiamo ascoltato la relazione — ha detto il presidente del consiglio di sorveglianza di Bpm, Piero Giarda — ci stiamo meditando». Il consiglio ha dato mandato al presidente, Ettore Caselli, di presentare la posizione delle popolari in Parlamento, dove verrà ascoltato in audizione giovedì prossimo. De Censi, auspica di trovare un forte sostegno: «È il Parlamento che fa le leggi e sono i parlamentari che devono difendere il sistema cooperativo».

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