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Popolari, «spa» avanti piano. La corsa al tetto per i soci

Non decolla il riassetto delle banche popolari. Le discussioni sono in corso, ammettono i banchieri, ma ancora senza dossier specifici: troppo ampie le distanze su punti cruciali come patrimonio, sede, governance, per via dell’inevitabile taglio di poltrone ai vertici.
«È un momento di riflessione, quindi i contatti proseguono con tutti», ha detto il ceo di Banco Popolare, Pier Francesco Saviotti, citando come interlocutori Bpm e Ubi Banca. Anche l’amministratore delegato di Bper, Alessandro Vandelli, ha confermato che «è ancora una fase molto interlocutoria, di conversazioni e confronti. Penso ci vorranno ancora un po’ di mesi prima di vedere qualcosa di significativo. Io non ho una short list». I due banchieri hanno parlato a margine dell’esecutivo Abi a Milano. La Borsa ha registrato la frenata sul risiko con i titoli bancari in calo in controtendenza sull’indice.
I cantieri per la trasformazione in spa — imposta dal decreto sulle popolari — invece vanno avanti, in quanto propedeutica alle aggregazioni. I pareri legali chiesti da alcuni istituti hanno sciolto ogni dubbio: tocca alla nuova base azionaria approvare un’eventuale integrazione. Se si dovesse invece andare alla fusione come coop, è stato il responso dei giuristi, l’assemblea dovrebbe comunque votare prima il passaggio in spa così che siano i soci di capitale a pronunciarsi sull’operazione straordinaria. Se così non fosse, il board della banca post-fusione sarebbe di fatto delegittimato in quanto eletto dai vecchi soci coop. Dunque, prima la governance. In questo contesto i sindacati sono tornati a chiedere che gli statuti prevedano la presenza dei lavoratori nei board.
Il Banco ha fissato l’assemblea entro l’autunno 2016 ma è pronto ad anticiparla in caso di operazioni straordinarie; Veneto Banca la terrà nel 2016 insieme con l’aumento di capitale da 1 miliardo; Bper dovrebbe convocarla tra aprile e l’autunno. Manca ancora la data di Bpm, ai cui vertici la Fabi ieri ha chiesto «chiarezza sul presente e sul futuro e il coinvolgimento di tutte le associazioni interne ed esterne all’istituto». Più avanti è Ubi, che il 10 ottobre porta in assemblea il cambio di statuto. Ma anche qui, cautela sul risiko: «Non siamo obbligati a fare nulla», ha detto ai soci il presidente del consiglio di gestione, Franco Polotti. L’operazione straordinaria deve avere «caratteristiche fondamentali e indiscutibili: la creazione di valore; non snaturare la banca, che è una banca territoriale; avere stabilità sociale importante». Tanto che il presidente Andrea Moltrasio si è detto «favorevole al tetto permanente al 5% del diritto di voto» .

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