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Popolari Soluzione Casse di Risparmio L’exit strategy passa per una Fondazione

In attesa della conversione in legge del decreto Renzi dello scorso gennaio, che impone alle dieci banche popolari con più di otto milioni di attivi la trasformazione della società in Spa, molti stanno correndo ai ripari. Ci saranno 18 mesi di tempo, secondo il decreto, a far data dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale , per operare la trasformazione. Ma dopo anni di rinvii e di onerose perdite di tempo con il solo fine (raggiunto) di cristallizzare lo status quo , c’è chi sta lavorando per anticipare i tempi e presentarsi pronto, nella nuova veste di Società per azione, già nel corso di quest’anno. 
Obblighi e volontà
Al di là degli obblighi di legge, infatti, la tendenza appare chiara e i più avveduti si stanno attrezzando. La Popolare di Vicenza, nelle parole del suo presidente, Gianni Zonin, già nell’estate del 2014 mise allo studio una possibile radicale trasformazione dello statuto sociale. Altri stanno ragionando sui medesimi principi.
Vi è però, comprensibilmente, da conservare un patrimonio di storia e di rapporti con i territori di origine che sarebbe imperdonabile dilapidare. Così, per meglio coniugare passato e futuro, l’idea che va per la maggiore è quella di trasformare alcune delle attuali banche popolari cooperative in fondazioni, a cui conferire tutte le attività non strettamente bancarie che fanno oggi capo alla Popolare.
Dentro alla fondazione finirebbero gli asset immobiliari, le collezioni d’arte e tutto ciò che non è strettamente connesso all’attività bancaria. La fondazione, così dotata, cederebbe invece a una nuova società per azioni tutto il business bancario, mantenendo una quota minoritaria della stessa Spa, che si costituirebbe con un aumento di capitale che fornirebbe la maggioranza della dotazione finanziaria necessaria alla newco . L’ipotesi potrebbe soddisfare gli interessi della PopVicenza e di Veneto Banca, che peraltro ha già due fondazioni in casa, la Veneto appunto e la Intra.
Schemi
Nei fatti, il progetto ricalca lo schema ideato una ventina d’anni fa da Giuliano Amato, quando creò le fondazioni ex bancarie che resero possibile la trasformazione delle vecchie Casse di risparmio in Spa. Da quella esperienza straordinaria il sistema bancario nazionale ha tratto grandi benefici, con la nascita di due colossi di dimensione europea, Unicredit e Intesa. Qualcosa di simile potrebbe accadere domani sulla spinta della volontà del governo Renzi. I poli aggreganti sembrano inizialmente identificarsi nell’Ubi e nel Banco Popolare. Saranno probabilmente i gruppi guidati rispettivamente da Victor Massiah e Pier Francesco Saviotti i primi a muovere. Entrambi sono dati sulla direttrice di Nordest, verso Vicenza e Montebelluna, le due banche (popolari e non quotate) che secondo le recenti cronache sono maggiormente bisognose di un processo di consolidamento. Per tutte, c’è la necessità di individuare rapidamente investitori istituzionali che possano rappresentare un nocciolo duro capace di dare stabilità all’azionariato delle banche popolari trasformate in Spa.
Tra i più lesti a muoversi c’è il Banco Popolare, che sembra aver avviato delle valutazioni con l’altro grande attore delle finanza veronese, la Fondazione Cariverona, presieduta da Paolo Biasi, tuttora azionista rilevante di Unicredit. Cariverona — anche se è difficile riconoscere nell’eventuale investimento un processo di diversificazione del rischio — potrebbe rappresentare per il Banco Popolare presieduto da Carlo Fratta Pasini il primo mattone di un edificio interno a cui ancorare, in ottica di rispetto e di tutela del territorio, le sorti future del Banco. Peraltro, Cariverona è già socia del Banco. Si tratterebbe di ritarare i pesi in un’ottica diversa, strategica. Per Biasi, le cui quotazioni erano, secondo alcuni, in flessione, sarebbe l’ennesimo ritorno da protagonista.
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