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Popolari, Serra sentito in Consob

Davide Serra, ex analista per il settore bancario di Morgan Stanley poi divenuto finanziere dando vita al fondo Algebris, è arrivato nel primo pomeriggio di ieri nella sede della Consob. L’occasione era ormai un evento atteso da qualche settimana: la convocazione, preannunciata in un’audizione in Parlamento l’11 febbraio scorso, da parte del presidente della Consob, Giuseppe Vegas, nell’ambito degli accertamenti per l’ipotesi di insider trading sui titoli delle banche popolari nei giorni antecedenti l’annuncio del premier Renzi sull’imminente riforma.
Il finanziere, che ha base a Londra da anni, era stato il primo indiziato di essere uno di quegli «intermediari con un’operatività potenzialmente anomala , in grado di generare profitto, sia pure in un contesto di flessione», di cui aveva parlato Vegas in audizione. Movimenti che, stando alle ricostruzioni della Consob, hanno portato a plusvalenze potenzialmente anomale per 10 milioni di euro.
Serra era finito nel mirino per la sua operatività, non celata, sulle Popolari («investiamo sulle Popolari dal 2014, abbiamo una specifica, grande posizione» aveva detto a fine gennaio»), ma anche per la sua vicinanza con il premier Renzi, visto che è stato tra i più importanti sponsor della Leopolda. Come è noto, Renzi aveva annunciato la riforma delle banche popolari il 16 gennaio a borse chiuse, ma i movimenti sospetti sui titolo di molto banche, secondo gli accertamenti svolti, risultavano evidenti sin dal 2 gennaio.
«Posso dirle che siamo solo contenti che le autorità controllino tutto in maniera veloce e corretta»?si è limitato a commentare Serra alle agenzie alla fine dell’incontro, iniziato attorno alle 15,30 e terminato dopo le 20. Il finanziare, convocato a metà febbraio, aveva chiesto di avere più tempo a seguito di un incidente avuto sugli sci che lo costringe tuttora a muoversi con le stampelle.
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Laura Serafini
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Sui contenuti dell’audizione per ora il riserbo è massimo, da entrambe le parti. Le banche oggetto delle anomalie più significative registrate dall’Authority guidata da Vegas sono il Banco Popolare (almeno tre operazioni tra intermediari esteri e italiani per complessivi 5 milioni di plusvalenza sono finite nel mirino), la Popolare di Milano (2,5 milioni di plusvalenza) e la Banca dell’Etruria e del Lazio.
Serra aveva ammesso a fine gennaio l’operatività appunto su una grande banca popolare e i sospetti erano caduti sul Banco Popolare. Nei giorni seguenti Serra aveva confermato che l’istituto in questione era quello, precisando però attraverso interviste e twitter che quell’operatività non era avvenuta nel periodo antecedente le dichiarazioni del premier.
«Unica operazione di rilievo effettuata nel periodo per conto dei propri fondi e mandati di gestione è stata la dismissione di 5.254.928 azioni del Banco Popolare a un prezzo medio di 9,72 euro – aveva chiarito Algebris con una nota -. Tali azioni erano state acquistate nel 2014, durante l’aumento di capitale del Banco Popolare, a un prezzo medio di 13,76 euro, realizzando così una perdita».
Gli uffici della Consob non si sono limitati a scandagliare i movimenti sui titoli, ma hanno anche inoltrato richieste di informazioni agli intermediari più attivi sulle azioni delle Popolari a inizio gennaio oltre che a investire della vicenda le Authority di settore di 5 Paesi diversi.
Ma passare dalle supposizioni alle prove nei casi di insider trading, come lo stesso Vegas ha più volte spiegato, non è impresa facile. Serra il mestiere di chi compra e vende titoli sui mercati di tutto il mondo lo pratica ormai da molti anni. Algebris è stato ed è uno dei fondi attivisti che più si è dato dare fare nelle assemblee dei gruppi del cosiddetto salotto buono italiano per cercare, almeno nelle intenzioni dichiarate, di contribuire a smantellare la foresta di pietra del capitalismo italiano. La questione dei limiti della governance delle popolari Serra ce l’ha ben presente da parecchi anni. Così come, e del resto è riportato negli allegati all’audizione di Vegas, tutti i report delle banche nelle settimane antecedenti le dichiarazioni di Renzi scommettevano su una riforma e dissertavano sugli eventuali effetti positivi in termini di upside dei titoli. Chi conosce bene il finanziere ritiene che se davvero avesse voluto arricchirsi abusando di informazioni privilegiate probabilmente lo avrebbe saputo fare in modo da non farsi scoprire.
«La nostra operatività è controllata da tre autorità diverse, Fsa per la Gran Bretagna, Sec per l’ufficio di Boston e Mas per Singapore, se avessi fatto qualcosa di sospetto sarei già stato sospeso», aveva messo le mani avanti Serra nei giorni scorsi.
Non è dato sapere se Serra dovrà tornare in Consob prossimamente. Interrogato dai giornalisti al termine dell’incontro non ha voluto rispondere. Quel che è certo è che l’Authority andrà avanti con l’indagini e con le audizioni nelle prossime settimane. Ieri intanto il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi è tornata a parlare del caso della Banca dell’Etruria e del Lazio, di cui il padre era vicepresidente (mentre la famiglia detiene partecipazioni azionarie).
«Mio padre non lavora più per Banca Etruria. Ci sarà pure il conflitto, ma non l’interesse», ha detto il ministero Boschi rispondendo a Otto e Mezzo. Sul salvataggio dell’istituto di credito, «come non ho detto a Serra di interessarsi di Banca Etruria così non posso dirgli di non interessarsene», ha chiosato Boschi.Anche questa banca è stata interessata da movimenti anomali a ridosso dell’annuncio della riforma. «Mai nella storia di Algebris, sin dal 1 Ottobre 2006, è stato fatto alcun investimento» in quell’istituto, aveva dichiarato Serra nei giorni scorsi ai giornali.

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