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Popolari, parola al Tar sulla riforma

Arriverà tra stasera o, più probabilmente, domani la sentenza del Tar del Lazio sulle richieste di sospensiva dei provvedimenti di Bankitalia sulla riforma delle banche popolari. Una sentenza attesa dal settore, alle prese con l’avvio del processo di trasformazione in Spa imposto dal decreto Renzi-Padoan. Di fronte al terza sezione del Tar si discuteranno tre istanze di sospensiva: una firmata dall’Adusbef e due presentate da alcuni soci di banche popolari. Dall’altra parte, invece, ci sarà Banca d’Italia, i cui avvocati lunedì hanno depositato la memoria difensiva. A supporto della riforma si sarebbero mosse nei giorni scorsi anche alcune banche, tra cui la Popolare di Vicenza, che a sua volta ha presentato una memoria a favore del provvedimento.
A seconda degli esiti, la scelta del Tar potrebbe aprire scenari inediti per l’intero comparto. Di sicuro, la prima banca ad essere impattata dall’eventuale decisione del Tar sarà Ubi. La banca lombarda ha convocato infatti per sabato l’assemblea straordinaria che dovrà decretare il passaggio alla Spa. In caso di dichiarazione di sospensiva, risulterebbe complicato revocare la convocazione dell’assise. Ai soci potrebbe essere presentata una mozione in base alla quale, visto il pronunciamento del Tribunale, l’ordine del giorno previsto non si può trattare. Tutto verrebbe così rimandato a data da destinarsi. Ma è fuor di dubbio che uno stop del Tar potrebbe avere effetti rilevanti anche sull’intero processo di trasformazione già impostato dalle altre banche, che hanno programmato per l’anno prossimo il passaggio alla Spa.
Si vedrà. Gli avvocati dei ricorrenti (alcuni piccoli soci di banche come PopSondrio, Bpm, Banco Popolare e Veneto Banca capitanati dall’economista Marco Vitale e dal consigliere Bpm Piero Lonardi)mettono nel mirino non il decreto del Governo (che di per sè può essere impugnato solo di fronte alla Corte Costituzionale, strada su cui si è mossa la Regione Lombardia) ma le disposizioni di Bankitalia. Gli avvocati, in particolare, contestano la legittimità costituzionale del provvedimento (nel mirino i requisiti di necessità e urgenza), che a cascata, secondo i ricorrenti, renderebbero illeggittime anche le indicazioni di Palazzo Koch. Altro punto in discussione è quello relativo alla disposizione di Bankit che vieta la costruzione di una holding, riveniente dalla ex popolare e controllata dai soci in forma cooperativa, che detenga la maggioranza della banca Spa. Questo, per i ricorrenti, contrasterebbe con «altri esempi, non oggetto della riforma e delle disposizioni di vigilanza», che utilizzano un tale schema «con successo» come il « modello Unipol».
Da parte sua Banca d’Italia ha risposto alle contestazioni depositando, nei giorni scorsi, la memoria difensiva. Nel documento, che Il Sole 24 Ore ha potuto consultare, gli avvocati di Palazzo Koch l’azione della controparte manca dei «requisiti minimi di ammissibilità». Banca d’Italia sottolinea che rispetto all’affermazione di aver«ecceduto gli ambiti oggettivi della delegazione all’attività normativa» nessun «eccesso di potere è ravvisabile» essendo quello di Bankitalia «un mero atto interpretativo».
Intervenendo sul tema della holding, la Vigilanza spiega di aver fornito una «doverosa interpretazione a carattere antielusivo» e che «tale operazione di ingegneria societaria avrebbe il chiaro scopo di mantenere totalmente immutata, sotto il profilo della governance e dell’assetto patrimoniale l’impresa bancaria».
Sulla presunta violazione dell’articolo 77 della Costituzione, Bankit ricorda che i requisiti di necessità e urgenza sono «legati alla necessità indifferibile di adeguare il sistema bancario alle sfide poste dal mercato europeo» e alla nuova disciplina della vigilanza unica. Infine, sul periculum in mora (il rischio di subire un danno grave e al contempo irreparabile), la posizione della Vigilanza è che gli istituti hanno 18 mesi di tempo per procedere alla trasformazione.Per tutti questi motivi, secondo Bankit l’istanza dei ricorrenti è «manifestatamente infondata e prima ancora immissibile». Si vedrà oggi la decisione del Tar.

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