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Popolari, la riforma è salva

La Corte costituzionale salva la riforma delle banche popolari. Le tre questioni di costituzionalità sollevate dal Consiglio di Stato contro la legge sono state ritenute tutte infondate. La riforma introdotta con il dl 3/2015, quindi, è a tutti gli effetti costituzionale; questo implica l’obbligo per le banche popolari con più di 8 miliardi di attivi di procedere alla trasformazione degli istituti in Spa. La questione tocca particolarmente la Banca popolare di Sondrio e quella di Bari, le uniche due che non hanno ancora provveduto alla dovuta trasformazione. Erano tre, come detto, le questioni sollevate da Palazzo Spada a seguito del ricorso, ritenuto fondato, di alcuni soci della popolare di Sondrio; la prima riguardava i requisiti di necessità e di urgenza che hanno spinto all’emanazione del decreto che, secondo i ricorrenti, non sussistevano. La seconda prendeva come riferimento la possibilità di introdurre delle limitazioni al rimborso in caso di recesso del singolo socio. La terza verteva sul ruolo e i poteri affidati a Banca d’Italia, considerata dai ricorrenti al di fuori dei propri poteri. Sul primo punto, la Corte ha affermato che «sussistevano i presupposti di necessità ed urgenza per il decreto legge». Questi sono da riscontrare nelle indicazioni fornite da organi sovranazionali (come Fmi e Ue) che intimavano un intervento per sanare la situazione degli istituti bancari italiani. In merito al secondo punto, quello più discusso sul diritto di recesso, per la Corte: «la normativa impugnata, che in attuazione di quella europea sui requisiti prudenziali prevede la possibilità per le banche di introdurre limitazioni al rimborso in caso di recesso del socio, non lede il diritto di proprietà». Quindi è legittimo e costituzionale prevedere un limite a questo diritto. Infine, in merito alla facoltà in capo a Via nazionale di decidere le modalità di definizione del diritto di recesso, possibilità data dalla delega prevista dalla legge, la Corte dichiara che «i poteri normativi affidati a Banca d’Italia rientrano nei limiti di quanto consentito della Costituzione».

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