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Popolari, dopo la Consulta Bari punta a fare la Spa mentre Sondrio non vuole

« Le questioni sono state ritenute infondate » . La Corte costituzionale chiude la porta, su tutta la linea, al mondo antico delle banche popolari, che da tre anni contesta la riforma varata dal governo Renzi con decreto blitz del gennaio 2015. Le tre obiezioni di legittimità dei ricorrenti, guidati da alcuni soci della Sondrio e da consumatori, sono state respinte: potrebbe essere l’atto finale di una riforma lasciata incompiuta dalla girandola dei ricorsi, che a fine 2016 hanno fatto sì che i banchieri di Sondrio e di Bari congelassero la conversione in spa imposta dalla norma a tutti gli istituti con attivi oltre gli 8 miliardi.
I magistrati martedì hanno stabilito che governo e Banca d’Italia non hanno travalicato le loro facoltà normative: anche a dispetto del Consiglio di Stato, che aveva accolto parzialmente alcune istanze dei soci popolari. « Le questioni di costituzionalità sollevate dal Consiglio di Stato sono state ritenute infondate – riporta una nota, che preannuncia la sentenza nei tempi tecnici di 45- 60 giorni -. La Corte ha anzitutto confermato che sussistevano i presupposti di necessità e urgenza per il decreto legge. Inoltre, la normativa impugnata – che in attuazione di quella europea sui requisiti prudenziali prevede la possibilità di introdurre limitazioni al rimborso in caso di recesso del socio – non lede il diritto di proprietà. Quanto ai poteri normativi affidati alla Banca d’Italia, essi rientrano nei limiti di quanto consentito dalla Costituzione » . Le critiche alla decretazione urgente, per aggirare un Parlamento sempre infido per i governi che da 30 anni cercavano di riformare il credito mutualistico retto dal principio “ una testa, un voto”, erano già state respinte dalla Consulta a fine 2016, nel ricorso della Regione Lombardia. Quanto alle limitazioni del recesso, i giudici sembrano aver preso atto che le chiedono ormai le direttive europee Crd4 e Crr, a tutela del patrimonio degli istituti e di quanti vi depositano il risparmio. Riabilitata anche Via Nazionale, che due anni fa inviò alle vigilate disposizioni attuative apodittiche: al punto che il Consiglio di Stato ha parlato di « delegificazione in bianco».
A questo punto Sondrio e Bari, ultime due tra le 10 banche oggetto della riforma a non essersi trasformate in spa, devono correre. La legge dava tempo fino a fine 2016, ma il Consiglio di Stato aveva sospeso il conto alla rovescia a un paio di settimane dal termine. Secondo le prime interpretazioni di banchieri e di legali, dal governo o dal Consiglio di Stato potrebbero giungere ora nuove indicazioni per una tempistica compatibile con l’analisi delle sentenze e la convocazione delle assemblee bancarie, per votare il cambio di statuto in società per azioni. Di sentenze, peraltro, manca anche quella del CdS, che letta la Consulta si esprimerà limitatamente alla possibilità di costituire una holding intermedia di soci di una popolare, che controlli la spa operativa. L’opzione era già stata preventivamente scartata da Bankitalia, però: e dalla sua autorizzazione si dovrebbe sempre passare per Bari, mentre Sondrio è direttamente vigilata dalla Bce a Francoforte. Il pronunciamento della Consulta « è accolto con favore » a Bari perché pone fine a una situazione di grande incertezza che condiziona le scelte strategiche ». Bari poteva annegare nei rimborsi avendo azioni illiquide e prezzi di recesso formali oltre i 5 euro. Il futuro è comunque in salita: e passa – si vocifera – per un rafforzamento patrimoniale e una governance meno familiare con l’uscita del presidente- patron Marco Jacobini. Sondrio, invece, mastica amaro: la conversione rischia di consegnare la popolare più solida d’Italia in mano al fondo anglosassone Amber, ormai primo peso col 6%. Ma i soci storici e il management, poco inclini a tale ipotesi, potrebbero attendere il CdS per puntare su una holding locale.
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