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«Popolari, la Consob indaga»

Da una parte le indagini della Consob sui movimenti sospetti dei titoli delle banche popolari in Borsa, dall’altra le mosse di Assopopolari, che punta a presentare a breve il proprio progetto di autoriforma della categoria, anche come base di confronto per il dibattito politico che porterà alla conversione in legge del decreto del governo. Hanno percorso questo doppio binario, ieri, le reazioni al provvedimento approvato lo scorso 20 gennaio dall’esecutivo, che impone alle prime dieci banche popolari italiane la trasformazione in spa entro 18 mesi dall’entrata in vigore delle disposizioni attuative che saranno messe a punto dalla Banca d’Italia. La Consob, ha annunciato il sottosegretario all’Economia, Enrico Zanetti, di fronte alla commissione Finanze della Camera, ha avviato «una serie di richieste di dati e notizie a intermediari sia italiani sia esteri. Ad esito della ricezione di tali elementi – ha aggiunto – saranno effettuati ulteriori approfondimenti finalizzati a verificare la sussistenza dei presupposti per ipotesi di abuso di informazioni privilegiate». L’indagine, ha spiegato ancora Zanetti, riguarda sia il periodo precedente che quello successivo al 16 gennaio, giorno in cui il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha preannunciato l’imminente approvazione della riforma. Le prime analisi «hanno rilevato la presenza di intermediari aderenti ai mercati con posizioni premianti, articolate in acquisti antecedenti al 16 gennaio eventualmente accompagnati da vendite nella settimana successiva», acquisti che «nella maggior parte dei casi appaiono costituire l’assunzione di posizioni lunghe». In attesa di capire se la Consob sarà in grado di dimostrare che alcuni operatori hanno comprato titoli delle banche popolari grazie a informazioni privilegiate sui tempi e i contenuti della riforma, anticipando così il rialzo delle quotazioni verificatosi in seguito, l’associazione di categoria continua la sua battaglia per far decadere il decreto o, almeno, renderlo più digeribile per le banche coinvolte. Ieri il direttivo di Assopopolari, riunito nella sede milanese di Bper, ha avviato l’esame della bozza di autoriforma messa a punto dalla commissione tecnica costituita da Angelo Tantazzi, Alberto Quadrio Curzio e Piergaetano Marchetti. Il presidente Ettore Caselli ha quindi convocato per il 4 febbraio, sempre a Milano, il consiglio di amministrazione dell’associazione, che concluderà l’analisi e con ogni probabilità approverà il progetto. Al termine della riunione del direttivo, i banchieri hanno dribblato le domande dei cronisti, dimostrando molta cautela e ben poca voglia di parlare: «È un momento molto delicato in cui ci vuole un minuto per distruggere tutto», ha ammesso il presidente del consiglio di sorveglianza di Ubi Banca, Andrea Moltrasio. L’autoriforma, in ogni caso, sarà la prima risposta concreta di Assopopolari al decreto del governo, su cui basare anche il futuro confronto parlamentare tra le forze politiche. Le ipotesi di emendamenti che circolano al momento tra gli addetti ai lavori vedrebbero l’introduzione del tetto del 5% al diritto di voto, per limitare il peso dei grandi fondi in assemblea, insieme alla possibilità di introdurre il voto multiplo per i soci storici delle banche. Si parla anche di limitare la riforma agli istituti quotati: si salverebbero così la Popolare di Vicenza, Veneto Banca e la Popolare di Bari.

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