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Popolari, inchiesta da Dubai agli Usa

La procura di Roma va avanti nell’inchiesta sulle banche. Quella di Milano sta valutando il da farsi e non è escluso che alla fine siano i magistrati di piazzale Clodio a restare i titolari del fascicolo. Al momento, del resto, non c’è neanche materia per un conflitto di competenza, visto che non ci sono iscritti nel registro degli indagati. Anzi la stessa indagine romana, che pure ha acquisito la relazione ad hoc del presidente della Consob, Giuseppe Vegas, resta di tipo esplorativo: non ci sono indagati e neanche reati ipotizzati. Ed è probabile che questi ultimi saranno formulati se e quando spunterà fuori il nome, o i nomi, degli indagati.
Del resto la caccia investigativa è ampia, anzi amplissima. Deve fare i conti con le presunte speculazioni fatte all’estero dove è possibile che soggetti esperti abbiamo utilizzato informazioni privilegiate: è l’ipotesi, per ora solo teorica per la procura, dell’insider trading. Stati Uniti, Londra, Lussemburgo, Svizzera e Irlanda (Dublino) saranno le piazze finanziarie su cui si sta appuntando l’attenzione degli investigatori. Ci vorranno, nel caso, le richieste di rogatorie (si veda Il Sole 24 Ore del 15 febbraio ) e resta comunque un fatto che proprio la relazione di Vegas sottolinea: «È stato e sarà necessario predisporre richieste di cooperazione internazionale nei confronti di cinque Autorità estere». Ma non si esclude che altre piste potrebbero aggiungersi a quelle già indicate da Vegas. Così come i 10 milioni di volumi potenzialmente anomali, sottolineati dal documento Consob e realizzati con la speculazione sui titoli delle popolari, potrebbero essere di più.
Da fonti qualificate cui il Sole24ore ha avuto modo di attingere emergerebbero anche altri segnali di attività legati agli acquisti di titoli delle banche popolari quotate e coinvolte nel progetto di riforma. Segnali che potrebbero portare l’attenzione degli investigatori verso altri e ben più esotici angoli del mondo. In particolare gli Emirati Arabi Uniti. E, ancor più in dettaglio, ad Abu Dhabi e a Dubai. Proprio in queste due città, che con Ajman, Fujaira, Ras al-Khaima, Sharja e Umm al-Qaywayn, formano i sette emirati, la presenza italiana sta diventando sempre più numerosa anche grazie alla relativa semplicità d’insediamento delle persone giuridiche e alla fiscalità privilegiata di cui godono. Uno scenario inquirente di questo genere presuppone un’inchiesta penale di grande impegno: già assunta, peraltro, al massimo vertice, con il procuratore capo Giuseppe Pignatone e il procuratore aggiunto Nello Rossi, che si avvalgono degli specialisti in reati finanziari del Nucleo valutario della Guardia di finanza guidati dal generale Giuseppe Bottillo.
Gli inquirenti di piazzale Clodio dialogheranno con Banca d’Italia per la vicenda della Banca dell’Etruria, di tutte le popolari quella considerata l’anello debole: sul piano finanziario, fino al punto da essere stata commissariata da via Nazionale, ma anche penale, visto che c’è già un’inchiesta aperta da tempo da parte della procura di Arezzo. I magistrati romani ribadiscono che per i profili possibili di mala gestio sono i colleghi aretini a essere competenti. Altro è l’emergere di reati come l’ostacolo alla vigilanza, l’insider trading o le false comunicazioni sociali.
Ma dietro la suggestione più evidente, quella dell’insider, vanno pure fatti i conti con i dati di fatto. Certo, in una settimana le azioni dell’istituto aretino hanno segnato +67% a piazza Affari. Ma alla procura di Roma non è sfuggita la citazione, indicata in un allegato della relazione Consob, di un articolo del Sole 24 Ore del 27 gennaio scorso, dove si fa notare che alle spalle di un andamento azionario così in fibrillazione, come quello recente dell’Etruria, non ci deve essere per forza un illecito penale frutto di un’informazione privilegiata e abusiva ottenuta attraverso rapporti e relazioni speciali. L’altra ipotesi, scriveva il Sole nell’articolo allegato dalla Consob, è che «più banalmente il mercato ha finito per premiare oltremodo tra le Popolari, la banca che più di tutte farà da preda, viste le condizioni del suo bilancio, in un futuro risiko all’italiana». L’inchiesta della procura di Roma non ha pregiudizi di sorta e intende verificare anche questo scenario. Alternativo o anche aggiuntivo a quello – clamoroso, ma tutto da verificare – dell’insider trading.

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