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Popolari, gli advisor per le fusioni

All’indomani della tornata assembleare del weekend – che ha coinvolto Banco Popolare, Bpm, Popolare Vicenza e Creval – le banche popolari italiane si preparano al risiko del comparto. Agli incontri informali di queste settimane («in questa fase tutti parlano con tutti», ha riconosciuto l’ad del Banco Pier Francesco Saviotti), seguiranno ora valutazioni più approfondite. Una volta conclusa la serie di appuntamenti assembleare di aprile «credo che tutti questi contatti dovranno concretizzarsi, trasformarsi in qualcosa di più vero», ha aggiunto il manager al termine dell’assemblea di Novara. «Da domani ci dedicheremo ad esaminare tutte le opportunità», gli ha fatto eco l’ad di Bpm, Giuseppe Castagna, al termine dell’assise dei soci a Milano.
Per “fidanzarsi” serve però un aiutante. Ecco perchè il primo passo per tutti è la scelta degli advisor, i consulenti il cui compito è quello di accompagnare gli istituti nella selezione del partner più adatto. Nei prossimi giorni sia il Banco che Pop Milano alzeranno il velo sulle nomine. E così, nelle prossime settimane, dovrebbero fare gli altri istituti coinvolti nel processo di consolidamento, da Bper a Ubi.
Alcune banche, in verità, si sono già mosse, spinte dall’urgenza della trasformazione in Spa. Popolare di Vicenza a metà marzo ha individuato in Mediobanca l’advisor «per analizzare le opzioni strategiche, considerato lo scenario bancario attuale e prospettico». E così ha fatto anche Veneto Banca, che ha affidato a Rothschild il mandato per esplorare le opportunità del mercato «in vista del probabile consolidamento del settore».
Per ora non c’è alcuna conferma ufficiale ma in pole position per Piazza Meda, secondo diversi rumors di mercato, rimane Mediobanca, con cui i rapporti sono storicamente consolidati. Analoga la situazione per il Banco, che potrebbe trovare anche l’appoggio di Ubs, anche alla luce del rapporto di fiducia che esiste, sin dai tempi della Comit e poi in Merrill Lynch, tra Saviotti e il ceo dell’investment bank svizzera Andrea Orcel. In movimento è anche Bper, altro potenziale protagonista del risiko bancario che sta per scattare. A Modena per ora tutto tace, ma non è un mistero che il clima sia buono con Mediobanca, Citigroup e JP Morgan, tre banche d’affari che non a caso hanno formato il consorzio di garanzia in occasione dell’aumento di capitale da 750 milioni varato lo scorso anno.
Va detto che la fase dei colloqui tra popolari e investment bank è ancora in uno stadio preliminare. L’intera mappa di corrispondenze potrebbe essere soggetta a cambiamenti anche per evitare possibili sovrapposizioni di advisory tra piazze potenzialmente interessate tra loro. E visto che le prospettive del risiko bancario appaiono ancora fluide, non è da escludere che anche altre banche d’affari entrino in partita. In movimento ci sono ad esempio Lazard, Credit Suisse o Goldman Sachs, solo per citarne alcuni, che potrebbero rivelarsi outsider.
L’attenzione del mercato intanto è concentrata sulla seconda tornata assembleare del comparto, prevista per questo fine settimana. Sabato 18 ci saranno le assise dei soci di Banca Popolare dell’Emilia Romagna, Banca Popolare di Sondrio e Veneto Banca. Proprio al management dell’istituto di Montebelluna toccherà rispondere all’invito lanciato sabato scorso dal presidente di PopVi Gianni Zonin, che ha aperto all’ipotesi di una fusione tra le due banche popolari non quotate.

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