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«Popolari e Bcc, ora siamo più avanti della Germania»

Con il tentativo, fallito, della Germania di limitare le esposizioni sui titoli di Stato delle banche attraverso una decisione da prendere a livello di Unione europea, si riapre il dibattito sul confronto tra i sistemi bancari italiano e tedesco, sui salvataggi (del passato) e i rischi dei correntisti (nel futuro) a Roma e Berlino. L’Italia più di altri ha dato prova di modernizzazione con le riforme delle popolari e degli istituti di credito cooperativo. Tra i protagonisti di quest’ultima riforma c’è Alessandro Azzi, presidente di Federcasse, la Federazione delle Bcc .

Presidente, il sistema bancario italiano ha dato segni di rinnovamento. In linea o in controtendenza rispetto a quanto avviene in Europa?

«Per il credito cooperativo posso dire che con l’input del governo, l’intervento del Parlamento, il ruolo della Banca d’Italia e l’impegno della nostra categoria siamo arrivati alla definizione di una cornice normativa originale, caratterizzante e consolidante una componente importante dell’industria bancaria italiana. Importante anche per come si è arrivati al risultato: non è cosi frequente che una categoria economica o sociale riconosca la necessità di una riforma e contribuisca a proporre le modalità di un nuovo assetto. Per questo l’abbiamo chiamata autoriforma» .

E nel resto d’Europa cosa sta succedendo?

«Anche negli altri Paesi europei ci sono importanti presenze di banche cooperative: basti pensare alla Francia, all’Olanda o alla stessa Germania. Ma si tratta di modelli diversi: centralismo francese, modello olandese condizionato dal contesto territoriale limitato, e quello tedesco, che è ancora un’altra cosa. Il nostro è l’ultimo arrivato e quindi è anche il più moderno» .

In cosa si differenzia il nuovo modello italiano da quello tedesco?

«Indubbiamente in Germania le banche cooperative non hanno un’articolazione organizzativa come quella che ci stiamo dando noi. Ma c’è da dire che i territori e l’economia della Germania non hanno sofferto come i nostri e quindi non c’è stata la stessa necessità di una reazione» .

Come saranno le Bcc del dopo riforma?

«In Italia le Bcc continueranno a essere cooperative e di proprietà dei rispettivi territori. Tuttavia dovranno aderire a una capogruppo il cui legame con le Bcc viene definito da un contratto di coesione che sarà risk based: consentirà tanta più autonomia quanto minori saranno i rischi. Si tratta di una formulazione molto originale che non c’è all’estero, una modulazione dell’autonomia legata alla minore rischiosità. A tutela dei depositanti della singola Bcc ma anche di tutte le altre e dell’intero sistema» .

Quali sono le differenze rispetto all’estero?

«In Francia e in Olanda il vincolo delle singole banche con la capogruppo è stringente e limita l’autonomia. In Germania, al contrario, ci sono larghe autonomie, come le avevamo noi. E le banche cooperative hanno creato a sostegno dei fondi di garanzia anche volontari. Il nostro sistema è più moderno perché consente l’autonomia solo se è meritata» .

Michelangelo Borrillo

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