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Popolari e Casse, nasce il mercato per i titoli delle banche non quotate

Qualcosa si muove per sbloccare la situazione di mezzo milione di italiani soci delle banche non quotate. Da quasi un anno hanno in tasca titoli di una cinquantina di istituti – metà popolari, le altre casse di risparmio – e una gran voglia di venderle, per sfuggire dalla crisi che le deprezza e delle regole Ue che aumentano il rischio liquidità per i titoli coinvolti nel bail in.
Peccato che da un anno tutti siano solo venditori, per l’innesco del pasticciato salvataggio dei quattro istituti che ha messo paura ai soci degli altri non quotati. In tutto un patrimonio da oltre 16 miliardi diviso in azioni scambiate solo sui borsini interni. Questi sono inefficaci da mesi, perché l’offerta supera di troppo la domanda di titoli. Sul tema è intervenuta un mese fa Consob, con una “raccomandazione” agli emittenti di quotare, entro sei mesi, «gli strumenti finanziari su sedi multilaterali di negoziazione (mercati regolamentati o Mtf), per realizzare più compiutamente la tutela degli investitori ». Chi non si adegua dovrà spiegare perché e adottare simili presidi di trasparenza e correttezza. Un progetto che da settimane prende forma, e lunedì andrà all’approvazione, c’è. E’ stato messo a punto da Hi-mtf e Banca popolare di Bari, tra gli istituti più coinvolti avendo 70mila soci che faticano a vendere i titoli, peraltro svalutati del 25% in primavera. Dietro le quinte si lavora per far diventare la piattaforma della piccola Hi-mtf (che «gestisce un mercato multilaterale di negoziazione» e ha soci bancari come Icbpi, Aletti, Banca Sella, Iccrea), il mercato secondario delle banche non quotate; a inizio 2017 le azioni Bari affiancheranno quelle di Banca Sella quotate sulla versione attuale – che subirà piccole modifiche – e sono stati avviati contatti con la Cassa di risparmio di Asti e le popolari dell’Alto Adige (Volksbank), di Cividale e di Puglia e Basilicata. Lo scopo è assicurare almeno la “liquidabilità” delle loro azioni: che magari non è vera liquidità per cui chiunque le vende a piacimento, ma entro un anno si stima di arrivarci. Sul nuova piattaforma si vedrà infatti il valore delle azioni “muoversi”: ma al riparo da choc di prezzo che possono innestare fenomeni di panico (come le vendite isteriche o la fuga dei depositi bancari) o speculativi, per cui qualcuno guadagna da violenti rialzi o ribassi.
Come funziona il progetto, che ha avuto primi riscontri positivi nelle riunioni in Consob con il presidente Giuseppe Vegas, lo si capisce meglio con un esempio. A giorni la Popolare di Bari deve comunicare il prezzo di recesso ai soci che all’assemblea dell’11 dicembre voteranno contro la trasformazione in spa richiesta dalla riforma del governo; fonti finanziarie prevedono che sarà vicino ai 7,50 euro attuali, dato l’esito positivo dell’ispezione di Bankitalia appena chiusa.
Posto il prezzo d’ingresso per Bari su Hi-mtf, tutti per un periodo definito potranno fare proposte di vendita e acquisto, entro una certa banda di oscillazione (poniamo del 10%) sopra e sotto i 7,50 euro. Se al termine del periodo di osservazione – si stima possa durare un anno – non si saranno formati contratti per volumi significativi, Bari dovrà ampliare le bande di oscillazione per il periodo successivo. E così via, finché l’ampliamento progressivo delle bande consentirà l’incontro di domanda e offerta, e la formazione di un prezzo con volumi rilevanti: allora il pubblico potrà vendere e comprare. Per inciso, e in generale, quei prezzi saranno probabilmente inferiori a quelli di investimento nelle non quotate: ma è inevitabile, poiché esse sono valorizzate ancora a multipli doppi o tripli rispetto alle banche quotate, che dal 2006 in Borsa hanno perso in media il 73%.

Andrea Greco

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