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Popolari, bocciate le pregiudiziali di costituzionalità

La Camera ha bocciato le pregiudiziali di costituzionalità presentate da Sel, Lega, Forza Italia e M5S al dl sulle banche popolari. L’iter del decreto legge del Governo sul sistema bancario, quindi, procede ed è cominciato ieri l’esame presso la commissione Finanze, dove il relatore Marco Causi ha sottolineato: la riforma delle banche popolari «è importante e attesa ed è offensiva, non difensiva, perché consentirà di rafforzare il sistema». Lo stesso Causi ha spiegato di aver chiesto al governo, durante la sua relazione in commissione Finanze, di valutare la possibilità di inserire «dei limiti all’esercizio di voto», così come già esistono «al 5% o al 3%, questo si può vedere», con l’obiettivo di «mantenere la caratteristica “public”, cioè la proprietà diffusa». D’altra parte l’introduzione di un limite all’esercizio del voto non sarebbe una novità per il sistema bancario italiano. L’articolo 5 dello Statuto di Unicredit, ad esempio, recita: «Nessun avente diritto al voto può esercitarlo, ad alcun titolo, per un quantitativo di azioni della società superiore al cinque per cento del capitale sociale avente diritto a voto».
Chi, invece, ha tolto un paio di anni fa il limite alla crescita nell’azionariato è stata Banca Monte Paschi di Siena. Dopo il cambio nel management, con l’arrivo del presidente Alessandro Profumo e dell’ad Fabrizio Viola, fu decisa una maggiore apertura e tolto il limite che non consentiva ad azionisti altri dalla Fondazione di salire oltre il 4% del capitale.
Ora il limite potrebbe essere introdotto nella riforma delle Popolari per placare le polemiche che indicano nella decisione del Governo un’apertura delle porte a investitori stranieri. Comunque da oggi hanno inizio le audizioni e intanto si attende la controproposta che potrebbe arrivare da Assopopolari, che sarà sentita in Commissione probabilmente la prossima settimana. Questo pomeriggio si comincerà dal presidente della Consob e dalle associazioni di tutela dei consumatori.
Non sono, comunque, mancate ieri le proteste delle opposizioni che avevano presentato le pregiudiziali di costituzionalità delle opposizioni al decreto legge sulla riforma delle banche popolari. «La banche popolari rappresentano l’ossatura del credito per le pmi e le famiglie italiane, detengono i risparmi del ceto medio. La riforma proposta dal governo intende smantellare questo esempio virtuoso di finanza italiana, di attenzione al tessuto imprenditoriale e prossimità al territorio» ha commentato la deputata Barbara Saltamartini, che è stata uno dei 136 deputati che hanno votato a favore delle pregiudiziali, mentre si sono espressi contro 272 parlamentari. E proprio i danni che potrebbero derivare alle pmi sono l’argomento principale usato da più parti politiche, mentre dal mondo della finanza continuano ad arrivare apprezzamenti alla riforma. Intanto ieri sia il numero uno di Mediobanca, Alberto Nagel, sia il consigliere delegato di Intesa SanPaolo, Carlo Messina, hanno escluso che i due gruppi bancari possano essere interessati ad eventuali acquisizioni nell’ambito di un consolidamento del settore in vista della trasformazione in Spa.

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