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Popolari, arriva il tetto di voto al 5%

Pressing serrato sulla Banca Popolare Etruria da parte del patron dei fondi Algebris. Davide Serra ha ribussato alla porta dell’istituto aretino nel quale Pier Luigi Boschi, padre del ministro per le Riforme, ha rivestito la carica di vicepresidente fino al commissariamento deciso dalla Banca d’Italia l’11 febbraio scorso. Dopo una prima lettera inviata alla banca all’inizio di febbraio, il gestore, amico e finanziatore di Matteo Renzi, è tornato alla carica nei giorni successivi al commissariamento con un’altra lettera, datata 19 febbraio e indirizzata ai due commissari Riccardo Sora e Antonio Pironti e, per conoscenza, a Via Nazionale. Il finanziere, secondo quanto ha scritto ieri Il Messaggero , ha formulato «una proposta di cooperazione, risanamento e rilancio di Banca Etruria». Il perimetro dell’offerta sarebbe dunque più ampio di quanto delineato nella prima lettera quando Algebris si era fatta avanti sostanzialmente per un’operazione sui crediti deteriorati cioè l’acquisto dei cosiddetti non performing loans (npl). Banca popolare Etruria è tra l’altro compresa nel gruppo di banche popolari oggetto della riforma. 
Proprio su questo fronte è da registrare una novità importante dopo l’accordo raggiunto ieri tra governo e gruppi parlamentari per un «atterraggio morbido» dell’abolizione del voto capitario (una testa un voto). In base a un emendamento al decreto, le grandi banche popolari potranno infatti adottare per non più di due anni un tetto al 5% dei diritti di voto dopo la trasformazione in spa. I due anni decorrono «dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto» mentre il termine per la trasformazione in spa è di 18 mesi e scatta dall’entrata in vigore delle disposizioni attuative di Bankitalia, ancora da definire.
Un risultato su cui l’Ncd-Udc ha rivendicato la paternità. «Sulla riforma — ha detto Dorina Bianchi, la vicecapogruppo alla Camera di Area popolare — siamo riusciti a portare a casa un buon risultato. Grazie al lavoro del ministro Lupi in consiglio dei ministri, che è riuscito a circoscrivere a un numero limitato di banche l’impatto della riforma, e all’importante mediazione parlamentare portata avanti dal nostro gruppo, si è trovato il giusto punto di equilibrio con il governo».
Quanto a Serra e al suo interesse (per ora non corrisposto) a concludere affari con l’Etruria, sarebbe stata ribadita la disponibilità a rilevare un portafoglio di sofferenze ma facendosi carico anche di 20 dipendenti dell’istituto, con base Arezzo, più 40 di Etruria Informatica.
La montagna di crediti deteriorati (oltre 2 miliardi solo di sofferenze) è quella che ha affossato la banca con perdite nel 2014 comprese tra i 400 e i 500 milioni, sulla base del preconsuntivo analizzato dal cda poche ore prima del commissariamento. Serra si muove con il fondo per investitori istituzionali «Algebris Npl Fund 1», lanciato a ottobre con un target di raccolta di 400 milioni, già ampiamente superato. Prima del commissariamento aveva avanzato una proposta a Bankitalia, secondo quanto ha scritto Mf alcuni giorni fa, per acquisire crediti deteriorati del valore nominale di 750 milioni ma valutando anche la partecipazione a un’eventuale ricapitalizzazione della banca. Nei mesi scorsi Algebris, attraverso alcuni suoi veicoli per la cartolarizzazione, aveva acquistato una serie di pacchetti di crediti da società del gruppo Ubi. Il mercato, del resto, è potenzialmente enorme. Roberto Nicastro, direttore generale di Unicredit, ha detto l’altro ieri in audizione al Senato che i crediti deteriorati delle banche italiane sono attesi a fine 2014 a 350 miliardi di euro: «Una cifra impressionante che assorbe moltissimo capitale».
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