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Popolare Vicenza, via al maxi-aumento

Un aumento di capitale da un miliardo di euro. È questo il maxi-rafforzamento annunciato ieri a sorpresa dalla Banca Popolare di Vicenza. Obiettivo: rinsaldare nei prossimi mesi gli indici patrimoniali così da superare le prove della Bce e dell’Eba. Ma, nel contempo, ragionano a Vicenza, con un buffer di capitale più ampio si può avere la forza per acquisire un’altra banca. Nulla è ancora definito, ma tutti gli indizi conducono a Veneto Banca, in un matrimonio che molti – tra cui forse anche Bankitalia – vedono di buon’occhio. Anche se, come precisato ieri dal presidente Gianni Zonin, PopVi sta studiando diversi dossier. Tra questi c’è anche Banca Etruria, sui conti della quale Vicenza entrerà in osservazione tra una decina di giorni. E neppure è escluso che sul tavolo arrivi anche altro. Sia Veneto Banca che Etruria sono «due operazioni che stiamo esaminando – ha precisato Zonin – come ne esaminiamo anche altre».
I dettagli del piano
L’aumento di capitale di Vicenza, anticipato ieri da Radiocor, conterà sul supporto dei vecchi e nuovi soci. Il Cda della banca veneta ha deliberato di procedere all’avvio di un rafforzamento in due tranche: la più sostanziosa, da 700 milioni, verrà offerta in opzione ai soci/azionisti attuali e ai detentori di obbligazioni convertibili. Sebbene il calendario non sia ancora stato definito (e neppure siano stati nominati advisor), l’intenzione è chiudere l’operazione entro il primo semestre del 2014 o al più tardi entro settembre. La seconda tranche, da 300 milioni, viene invece offerta solo a nuovi soci nel quadro di un aumento di capitale dedicato. Verrebbe insomma replicata, e ampliata, l’operazione chiusa a dicembre scorso, quando la banca raccolse 100 milioni di euro freschi grazie all’apporto di 16mila nuovi soci. Se le attese verranno rispettate, dice Zonin, PopVi aggiungerà «48-50 mila nuovi soci» ai 90mila attuali, così da arrivare a 140-150 mila soci nel giro di due anni.
Gli effetti sul patrimonio
Ma quali saranno i miglioramenti sul patrimonio? Oggi Vicenza ha un Core Tier 1 del 9%. Un risultato raggiunto in virtù di un triplo aumento da 600 milioni concluso tra luglio e dicembre scorso. Dopo l’aumento da un miliardo, la banca vedrebbe salire il Core Tier 1 al 12,5% (e un Cet1 in linea di massima simile, vista l’assenza di ibridi in bilancio, come segnalato ieri dallo stesso Sorato) così da «compararci con i primi gruppi bancari europei, che hanno un ratio attorno all’11-12%». A quel punto, aggiunge Sorato, «potremo tranquillamente continuare nella nostra attività caratteristica sostenendo famiglie e imprese». Ma il buffer di sicurezza (la richiesta per le banche sotto vigilanza Bce è di avere un Cet1 all’8%) nei piani della banca dovrebbe servire a «intraprendere un’opportunità che il mercato bancario in questo momento offre».
I dossier sul tavolo sono noti. E vanno da Banca Etruria, banca per cui Vicenza ha inviato una manifestazione di interesse non vincolante nei giorni scorsi, alla stessa Veneto Banca. In nessun caso «ci sono accordi in corso», spiegano i manager di Vicenza, visto che «stiamo solo esaminando i valori e le opportunità». Ma è fuor di dubbio che una fusione con Veneto Banca – istituto che come PopVi è di natura cooperativa, insiste sullo stesso territorio regionale e non è quotata – sia quella preferita, a Vicenza. L’operazione, che a quanto si apprende potrebbe scattare durante lo stesso aumento di capitale (e comunque prima della fine dei test dell’Bce a novembre) tuttavia non è facile, anche perchè rimane il nodo dei concambi e dei relativi rapporti di forza tra le due realtà. Zonin, che ieri ha detto di voler agire in consonanza con le indicazioni di Bankitalia, ha sottolinato di voler aspettare l’assemblea dei soci di entrambi gli istituti, che si terranno a fine aprile. Quando, tra l’altro, si capirà se ci sarà un rinnovo del mandato per l’altro protagonista di questo duello in salsa veneta, ovvero l’ad di Veneto Banca, Vincenzo Consoli.

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