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Popolare Vicenza, presidenza a Dolcetta

Gianni Zonin ha lasciato la presidenza della Banca Popolare di Vicenza.
Un cda veloce, poco meno di un’ora, ha messo fine ai vent’anni di guida di quello che è sempre stato l’uomo chiave dell’istituto popolare berico, uno dei più longevi presidenti nel panorama dei vertici degli istituti bancari. Zonin ha lasciato ieri pomeriggio la poltrona a Stefano Dolcetta, 66 anni, imprenditore vicentino cavaliere del lavoro, amministratore delegato di una delle aziende meccaniche più importanti a livello internazionale, la Fiamm Spa, dal 2012 vicepresidente di Confindustria con delega alle Relazioni industriali, già vice presidente di Federmeccanica. «Oggi – ha dichiarato Zonin – è possibile per me fare un passo indietro, perché lascio la banca in mani serie ed affidabili, innanzitutto quelle del consigliere delegato e direttore generale Francesco Iorio, che sta realizzando con rigore e straordinaria capacità quel disegno a medio termine che porterà la Banca Popolare di Vicenza a diventare un imprescindibile soggetto economico, finanziario e sociale per il Nordest e per tutto il nostro Paese».
«Sarebbe stato più semplice per me – ha proseguito l’ex presidente -, alla vigilia dei grandi cambiamenti che stanno avvenendo, e nelle difficoltà di questi ultimi mesi, lasciare il mio posto molto prima di oggi, ma ho sempre vissuto la mia appartenenza alla vita di questa banca come un servizio alla comunità di cui, con orgoglio, faccio parte con la mia famiglia».
Le dimissioni di Zonin, atto dovuto (e atteso dal mercato) a favore del nuovo corso della Banca, impegnata da mesi nel difficile risanamento dei conti e nella ricostruzione di una credibilità minata a livello nazionale e internazionale da inchieste giudiziarie, ispezioni della Bce e perdite di bilancio consistenti, precedono la riunione di oggi convocata a Milano da Danièle Nouy, presidente dell’Ssm, il meccanismo di vigilanza unico della Banca centrale europea. La Nouy dovrebbe incontrare gli amministratori delegati delle 13 banche vigilate dalla Bce, tra cui c’è anche la Popolare di Vicenza, che si presenterà forte, non solo di un’azione drastica e accelerata di cambiamenti organizzativi e strutturali in corso – nei prossimi giorni l’ad Francesco Iorio e il vicedirettore generale vicario Iacopo De Francisco dovrebbero essere in Gran Bretagna e Stati Uniti per un primo road show in vista dell’aumento di capitale e della quotazione in Borsa – ma anche, a questo punto, di un nome nuovo al comando, un nome apprezzato negli anni negli ambienti industriali. «Ho seguito e apprezzato, in queste settimane – ha detto Dolcetta -, il lavoro di tenace volontà di rilancio e di trasformazione, che Iorio e i suoi manager hanno dimostrato di saper fare. Sono certo che questa è la direzione da seguire senza incertezze». E ancora: «Sapremo, a fianco delle nostre istituzioni, essere trasparenti e chiari con i nostri soci e con i nostri clienti, cui chiedo di diventare i primi alleati della Banca, senza la quale il nostro grande territorio non avrebbe raggiunto i risultati economici che sono tangibili a livello internazionale, ma che ha certamente consentito al Nordest di superare questi anni di grande crisi».
Sono molteplici i fronti aperti che attendono l’attenzione del neo presidente: non solo l’aumento di capitale da 1,5 miliardi, per portare i requisiti patrimoniali dell’istituto verso quel Cet1 al 10,25% chiesto dalla Bce, e la quotazione in Borsa, ma anche la multa della Consob da 73mila euro per condotte irregolari nella valutazione di adeguatezza dei clienti, una seconda ispezione Consob avviata lo scorso aprile e ancora in corso e dagli esiti sconosciuti, la riorganizzazione interna che comporterà 150 filiali in meno e 585 esuberi, e, non ultimo, il rischio di contenziosi che potrebbero presentarsi nel rapporto con i soci.

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