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Popolare Vicenza, l’addio (milionario) di Iorio

La fusione tra Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca accelera. Domenica si è dimesso Francesco Iorio, amministratore delegato della Vicenza, oggi il consiglio di amministrazione della banca dovrebbe cooptare Fabrizio Viola, ex guida del Monte dei Paschi di Siena. A Viola verrà affidata anche la guida della banca che risulterà dalla fusione delle due ex cooperative. Il fondo Atlante, che ha oltre il 97 per cento di entrambi gli istituti di credito, vuole fare presto. Prestissimo, visto che la conclamata crisi delle due banche è palese dal 2013. Per riuscirci, però, Atlante deve superare almeno due ostacoli non banali: da un lato la norma sull’ interlocking , che potrebbe toccare il doppio incarico a Viola; dall’altro il ruolo di capogruppo, che potrebbe avere conseguenze contabili per gli investitori in Atlante.

L’addio di Iorio era nell’aria. Arrivato a Vicenza il 1° giugno 2015, era stato direttore generale di Ubi. Firmò un accordo con l’allora presidente Gianni Zonin che prevedeva 1,7 milioni di euro l’anno per tre anni, più un bonus in entrata pari a un altro anno. Al 31 dicembre scorso aveva già messo in tasca 2,678 milioni di euro. A cui si aggiungono gli 1,558 milioni per gli undici mesi del 2016. Un totale di 4,236 milioni a cui si aggiungono le due annualità previste in questi casi dal contratto (salvo deroghe). Ovvero, altri 3,4 milioni di euro. Si arriva a un’ipotesi massima di 7,636 milioni di euro per un impegno di 551 giorni di lavoro. Ovvero tra 7.687 e 13.858 euro al giorno. Lordi. Natale e Ferragosto compresi.

In una riunione straordinaria del consiglio comunale di Vicenza, ieri sera, il presidente della banca, Gianni Mion, ha puntato il dito sulla cattiva gestione del passato. Una gestione non riconducibile a fattori esterni, ma alla mancanza della diligenza richiesta «al buon padre di famiglia». Le cautele del passato sono state veramente poche: la gestione Zonin-Sorato ha portato a una voragine nei conti della Vicenza superiore agli 8,75 miliardi di euro: il più grave crac dell’Italia repubblicana. Se si aggiungono i 6,5 miliardi riconducibili alle gestioni Consoli-Trinca in Veneto Banca, si superano i 15 miliardi di euro.

Stefano Righi

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