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Popolare Vicenza guarda ad alleanze

Il presidente Mion: «La strada della fusione è importante, al momento nessuna offerta»
La relazione finanziaria del primo semestre 2016 si chiude con un rosso da 795 milioni di euro. Ma il dato era prevedibile e previsto (comunque in calo rispetto ai 1,05 miliardi del 30 giugno 2015), a causa dell’incremento dei livelli di copertura dei crediti, degli effetti connessi al recesso di Cattolica Assicurazioni (già contestato) e dei presìdi economici a fronte del «litigation risk». «Quello che invece importa di più – spiegano i vertici della spa – è che sia stato avviato il rilancio del gruppo, che l’aumento di capitale da 1,5 miliardi interamente sottoscritto dal fondo Atlante abbia ripristinato adeguati livelli di patrimonializzazione (ora il Cet 1 Ratio è al 10,75% rispetto al 6,65% di dicembre 2015, percentuale superiore al 10,25% indicato dalla Bce, ndr), e che sia migliorata la liquidità».
Banca Popolare di Vicenza si presenta decisa a fare pulizia e mostrando numeri performanti: «La raccolta è ripresa – spiega il riconfermato amministratore delegato Francesco Iorio -: da fine maggio a fine agosto abbiamo riportato a casa 850 milioni di euro e il trend è costante». Il livello di copertura dei crediti deteriorati – 9,4 miliardi di euro lordi – sale al 46,2%, con un aumento di tre punti percentuali rispetto a fine 2015 («in soli 3 anni e mezzo abbiamo fatto rettifiche per 3,2 miliardi», ha spiegato Iorio). Alla luce dei conti e dei cambiamenti strutturali della banca, sarà predisposto un nuovo piano industriale, «pronto nella prima metà di ottobre», annuncia Iorio. Avrà tre driver principali: il recupero dell’efficienza operativa, la riduzione del rischio di credito e la ricostruzione di un rapporto fiduciario col territorio.
I fronti aperti restano, però, molti, a cominciare dalla razionalizzazione di agenzie e forza lavoro: le filiali chiuse fino ad oggi sono 150 (71 solo nel 2016), gli esuberi programmati, 550, sono destinati a crescere. Per le conciliazioni – che devono ancora partire – sono stati accantonati 230 milioni, che però rischiano di essere insufficienti («e non è pensabile che in prospettiva ci siano altri accantonamenti importanti per questo scopo», ha precisato l’ad) a fronte di 7mila reclami per un ammontare di 620 milioni reclamati. Aperto anche “fronte Cattolica”: dopo la rottura degli accordi che ha causato una svalutazione della quota detenuta nella compagnia assicurativa di 229,9 milioni, i vertici hanno scritto una lettera contestando che «il recesso è stato inopinatamente esercitato». Resta, sullo sfondo della rinascita della PopVi, l’ipotesi di fusione con Veneto Banca, anch’essa sotto l’ombrello di Atlante. «Le forme di collaborazione devono essere le più profonde possibili», ha ribadito Iorio. Mentre è più esplicito il presidente Gianni Mion: «Ricordo che qualche tempo fa la fusione era stata chiesta da Banca d’Italia. Andava fatta allora, oggi ci sarebbe una banca con una quota di mercato imporante. La strada della fusione è importante, bisognerà vedere in che modo. Se ci saranno soluzioni migliori, ben vengano, ma per il momento non ho consapevolezza che ci sia alcuna manifestazione di interesse».

Katy Mandurino

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