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Popolare Vicenza affondano i conti Intervento pubblico ultima possibilità

L’offerta di transazione delle banche venete è andata “bene” (al 70,3% delle azioni interessate per la Popolare di Vicenza e al 68,2% per Veneto banca, ma sotto l’80% fissato come obiettivo) però è l’unica notizia buona della giornata. Per la Popolare di Vicenza il rosso 2016 è di 1,9 miliardi di euro e, soprattutto, l’orizzonte è gravido di incognite. È la stessa banca a riassumerli: i passaggi per la sopravvivenza sono la fusione con Veneto banca e la ricapitalizzazione. Ma la fusione è subordinata all’ok delle autorità di vigilanza e «l’avviato processo autorizzativo presenta non trascurabili elementi di incertezza». Vitale anche l’aumento di capitale, «presupposto per la continuità aziendale», passaggio quest’ultimo affidato alla ricapitalizzazione precauzionale pubblica «in mancanza, allo stato, di una chiara espressione di volontà da parte dell’azionista di controllo di effettuare ulteriori interventi di sostegno patrimoniale». Finora Atlante non ha battuto un colpo e la Vicenza (ma anche Veneto banca) si è rivolta allo Stato; la stessa ricapitalizzazione precauzionale però «è un percorso articolato e complesso, che richiede la preventiva decisione» della Direzione generale della concorrenza Ue mentre la conversione di bond subordinati «appare particolarmente lunga e complessa e di incerta esecuzione». Quindi è stata esclusa dalla ricapitalizzazione.
Il quadro insomma è preoccupante e l’insieme indica una cosa sola: la Popolare di Vicenza ha poco tempo a disposizione per salvarsi (Veneto banca alzerà il velo sui conti all’inizio della prossima settimana, ma il quadro non sarà migliore, anzi, anche se ieri ha annunciato la decisione di scegliere un advisor per cedere Bim). La cartina di tornasole è la liquidità, quell’indice Lcr che per tutte le banche è stato fissato all’80% e che la Bce ha chiesto di elevare al 90% per le due banche venete. Ebbene, a fine anno a Vicenza era precipitato al 37,9%. Poi, grazie alle emissioni obbligazionarie con la garanzia dello stato era risalito al 112,8% ma a marzo è di nuovo peggiorato «quale conseguenza della significativa uscita della raccolta» per i timori di bail in.
La banca chiederà di emettere altri 2,2 miliardi di obbligazioni con garanzia dello Stato.
Il resto dei conti è altrettanto allarmante. A partire dai ratio patrimoniali, che dopo la radicale opera di pulizia di bilancio voluta dall’ad Fabrizio Viola (e dalle ispezioni della Bce sui crediti) sono scesi sotto i livelli minimi richiesti dalla Bce con il cosiddetto Srep: per la Vicenza a fine dicembre il Cet1 era all’8,21% contro il 10,25% prescritto. E senza i versamenti di Atlante in conto futuro aumento di capitale, sarebbe stato ancora peggio (7,47%). La perdita si è generata per una più rigorosa politica di rettifiche su crediti (1.078 milioni) ma hanno pesato anche le rettifiche per il recesso esercitato da Cattolica (buona parte dei 367 milioni accantonati). La banca, che ieri ha perso un altro consigliere (Marco Bolgiani) non può più aspettare.

Vittoria Puledda

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