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Popolare di Sondrio una lista di minoranza per aprire la battaglia

C’è un socio a Sondrio che può rovinare il 150° della Banca popolare, che arriva in primavera. Luca Frigerio, erede della famiglia lecchese di imprenditori metallurgici, da una trentina detiene un pacchetto di azioni, ora vicino allo 0,5%. Già nel maggio scorso aveva pronta una sua lista di minoranza, per dare il suo contributo e svecchiare gli ammini-stratori, che hanno un’età media di oltre 65 anni e da 9,8 anni (medi) siedono in cda. Allora le interlocuzioni con i vertici, e la loro promessa di accoglierlo entro pochi mesi nell’organo di governo, lo fermarono. Ora Frigerio riprova: «Farò il possibile e anche qualcosa in più per presentare una lista di minoranza in assemblea — racconta a Repubblica —. Il mio non vuol essere un atto di scontro bensì un aiuto a riportare nel cda maggior attenzione verso quel che dovrebbe essere l’impegno primario: far funzionare bene la banca, senza metterla a rischio con condotte egoistiche finalizzate a mantenere posizioni di potere, che hanno irritato la vigilanza della Bce». La lista del dissidente, se arriverà (lo statuto richiede lo 0,5% delle quote o 500 firme) infrange una quiete secolare che, in vero, da mesi traballa. Nell’ottobre 2019 la Bce bocciò il progetto di acquisizione della Cassa di risparmio di Cento, che il cda portava avanti da due anni; nel febbraio 2020 Francoforte ha poi bloccato l’annessione di Farbanca. Risulta che la vigilanza abbia suggerito al vertice guidato da Mario Alberto Pedranzini di anteporre, alle mire espansive, una più efficace gestione dei crediti deteriorati. Ancora un mese fa, nel comunicare i requisiti di patrimonio macroprudenziali, la Bce non ha fatto sconti: Bps nel 2021 dovrà mantenere un capitale minimo Tier 1 al 10,75%, lo stesso livello del 2020 malgrado abbia intanto realizzato parte delle cessioni da 1,4 miliardi di crediti programmate. A fine 2021 scadono anche i termini per trasformare la Popolare in spa, come imposto dalla riforma Renzi sei anni fa. Sondrio è l’unica delle 10 banche interessate a non averlo fatto. Qualche investitore di mercato, alle porte, c’è: i fondi Amber (6% del capitale), Oceanwood (5%), Dimensional Fund (3-4%) sono già i primi azionisti, ma non sono accettati come “soci”, e non partecipano all’assemblea retta dal criterio “una testa, un voto”. Il 15 aprile l’udienza al Consiglio di Stato si pronuncerà sul merito: non paiono alle viste sorprese, e in assenza di cambi di governo stravolgenti (la Lega è solidale con Bps) in autunno lo statuto andrà cambiato. Il socio Frigerio, dopo ripetuti confronti con i vertici, si è convinto che «cda e manager sono più che altro intenti a difendere le loro posizioni, e relativi privilegi, a scapito dei soci/azionisti ».
Per ottenere un posto in cda come “minoranza” lo statuto della Sondrio richiede almeno 250 voti, metà di quelli per fare una lista. Non sono pochi, per una popolare: specie se il libro soci è ben custodito. Frigerio, dopo lunghe insistenze, è il primo socio ad averne avuta una copia: «Un elenco limitato a 162 mila nomi di soci e loro data di nascita: la metà di essi detiene in tutto l’1,35% del capitale, 2.400 hanno un’azione sola». Non sarà facile rintracciarli e contattarli per chiederne il voto. Ma Frigerio stavolta non vuole tergiversare, nel timore, condiviso con altri investitori, che nell’ultimo anno da “popolare” la banca negozi fusioni con gruppi maggiori (sul mercato si citano Bper e Credem), più favorevoli ai vertici in carica che agli azionisti valtellinesi.
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