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Popolare Sondrio, Amber va al ricorso: «Impedito l’esercizio dei nostri diritti»

Il vertice di un’intera banca in lotta contro il suo primo azionista. È uno scontro in piena regola quello in atto a Sondrio, in Valtellina. Qui, la Banca Popolare di Sondrio martedì sera ha annunciato a sorpresa di non voler ammettere Amber Capital – fondo di investimenti che è azionista di riferimento della banca con il 7% circa del capitale – nell’elenco del libro soci. Una decisione a sorpresa, visto che Amber è azionista della banca dal 2015, mentre a partire dal 2017 ha accumulato una partecipazione superiore al 5 per cento, in vista dell’attesa (ma fino ad oggi congelata) trasformazione della banca popolare in Spa. La mossa, nelle intenzioni del Cda della banca lombarda, muove tuttavia dalle indicazioni del Testo Unico Bancario, le quali impongono che nessun socio di una popolare possa detenere oltre l’1% del capitale sociale della banca stessa. Il Tub, in verità, prevede che questo limite non si applichi agli organismi di investimento collettivo in valori mobiliari. Categoria ampia in cui si riconosce in pieno il fondo Amber Capital. Che ieri è uscito allo scoperto con un comunicato durissimo in cui risponde colpo su colpo promettendo azioni a propria tutela.

Nello specifico, Amber Capital Uk e Amber Capital Italia Sgr, ovvero i due veicoli che «da oltre 4 anni» sono nel capitale della banca popolare, come si legge in una nota, hanno preso atto con «sconcerto e rammarico» della «non condivisibile decisione» del Cda di non accogliere le domande di ammissione alla compagine sociale presentate a ottobre. Amber mette in evidenza l’anomalia secondo cui «già a partire dal novembre del 2017» i fondi gestiti da Amber Capital avevano complessivamente superato la soglia del 5% e che ciò era stato «tempestivamente» alla banca stessa, oltre che alle Authority, banca che «nulla ha avuto da eccepire fino ad oggi». Una precisazione che fa seguito alla decisione del board di Pop. Sondrio di contestare solo martedì sera la violazione del limite al possesso azionario dell’1% da parte di due fondi.

Ma non basta. Amber denuncia anche le tempistica della contestazione, che è «intervenuta in tempi che impediranno l’intervento alla prossima assemblea» nonostante il fondo abbia avviato «per tempo le attività volte a diventare socio». Per queste ragioni, prosegue la nota di Amber, «non si può non notare come la decisione assunta» dalla banca «sia contraria al principio della democrazia azionaria proprio di una società quotata» e che questa sia «la dimostrazione del fatto che la banca non intende consentire ad azionisti – che pure hanno investito ingenti capitali nella società – di poter partecipare alla vita sociale ed esercitare i diritti previsti dall’ordinamento».

L’accusa del fondo, in sostanza, è che la banca impedisca al fondo di esercitare i propri diritti di socio di una popolare – dove ogni testa vale un voto -, nonostante l’ingente investimento fatto. Tra i poteri dei soci, del resto, c’è quello di poter partecipare all’assemblea (prevista per fine aprile), e anche quello di presentare una lista per entrare nel Cda. Ora si vedranno le prossime mosse. Amber, che è assistita dallo studio legale Rccd, valuterà il da farsi. Scontato il ricorso del fondo al collegio dei probiviri (Alberto Crespi, Giuseppe Guarino, Andrea Monorchio), ma non è da escludere anche il ricorso al Tribunale. Sullo sfondo rimane il tema della trasformazione della banca in Spa: il caso è sul tavolo della Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Tra meno di un mese, a quanto risulta al Sole, dovrebbe esserci la lettura delle conclusioni da parte dell’avvocatura generale. Dopo di che è prevista la sentenza.

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