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Popolare Milano torna al dividendo

Dopo tre anni all’asciutto, Banca Popolare di Milano torna a distribuire un dividendo ai suoi azionisti. Il gruppo lombardo ha infatti ha chiuso il 2014 con utile netto consolidato pari a 232,2 milioni, in netta crescita rispetto ai 29,6 milioni del precedente esercizio. Un risultato che permetterà di proporre all’assemblea dei soci la distribuzione di un dividendo pari a 0,022 euro per azione, con un payout del 41,6%.
La banca guidata dall’a.d. Giuseppe Castagna mostra così i primi segni tangibili del rilancio atteso da tempo dal mercato. E ora, in virtù della buon livello di solidità patrimoniale raggiunto, intende giocare un ruolo da protagonista nel risiko bancario che sembra aprirsi. In questa partita, Bpm pare preferre una fusione con una consorella popolare, magari altrettanto forte, mettendo così più sullo sfondo l’ipotesi di un merger con Carige, di cui sul mercato si parla da tempo. «Vedrei con più favore operazioni con altre popolari forti – spiega Castagna al Sole 24 Ore – Credo sia più ragionevole partire con una fusione tra due soggetti, che col tempo possono diventare un polo aggregante e attrarre altri soggetti». L’«ambizione», dice Castagna, è quella per cui si «arrivi alla creazione del terzo o quarto gruppo bancario italiano».
Il 2014 è stato del resto l’anno del rafforzamento patrimoniale di Bpm: prima, a maggio, è stato completato l’aumento di capitale da 500 milioni. Poi, a giugno, Banca d’Italia ha rimosso gli add-on che pesavano sui ratio patrimoniali. Infine, a ottobre 2014, le prove della Bce hanno evidenziato un eccesso di capitale di 713 milioni di euro. Nel complesso, la banca ha portato il Common equity tier 1 (Cet1) all’11,58%, mentre solo un anno prima era al 7,21%.
I risultati del 2014 segnalano tuttavia la buona performance anche sul fronte reddituale. «Nonostante un quadro macro-economico più debole del previsto e tassi di interesse ai minimi storici – dice Castagna – siamo riusciti a raggiungere risultati che hanno superato gli obiettivi di budget del piano industriale». Sull’utile ha inciso positivamente la plusvalenza di 104,5 milioni nel secondo trimestre per la vendita di una parte della quota detenuta in Anima Holding, ma anche il buon andamento delle commissioni da gestioni (+7,2% su 2013) così come il controllo dei costi (-1,2%). A migliorare sono state soprattutto le rettifiche nette su crediti deteriorati, scese a 423 milioni rispetto ai 589 milioni di fine 2013 (-28%), nonostante la banca abbia contabilizzato interamente le maggiori rettifiche richieste dalla Bce dopo l’Aqr.
Dal punto di vista degli aggregati, la raccolta complessiva é stata pari a 57 miliardi (+5,2%), mentre una riduzione si segnala sul fronte dei prestiti alla clientela, che scendono a 32,1 miliardi (-3,8%). Nonostante questa flessione, il manager vede a portata di mano l’obiettivodi crescita del volume degli impieghi pari al 3% nel 2015. «Lo riteniamo possibile sia in caso di crescita macro, che in caso di stabilità dello scenario economico, che comunque sta dando segnali di fiducia».
L’attenzione del management è anche sui temi di stretta attualità, come il varo di una bad bank di sistema. Punto sul quale Castagna mostra cautela. Uno strumento per alleggerirsi di crediti non performanti «è sicuramente utile per il sistema Italia» e «qualora ci fossero le condizioni, con un haircut non penalizzante, lo vedremo con piacere». Tuttavia, se le condizioni prevedessero ulteriori accantonamenti, «oggi che abbiamo un patrimonio eccedente, non vediamo utile alcun sacrificio in termini economici a fronte di un rafforzamento patrimoniale e dopo un ottimo risultato dell’Aqr».

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