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Popolare Milano, Castagna accelera: «Faremo una fusione a due al 90%»

La Bpm si pone in prima fila nel processo di fusioni tra istituti popolari. E il mercato la premia: ieri il titolo, grazie anche alle attese su una soluzione in extremis della crisi greca, ha guadagnato il 3,8%. Ma ha contribuito anche la scelta di Lazard e Citigroup come advisor per le scelte strategiche e la trasformazione in spa. Di fatto è un’accelerazione in attesa della pubblicazione del regolamento della Banca d’Italia sulle Popolari. Da quella data scatteranno 18 mesi per trasformarsi in spa. 
Per la Bpm, secondo fonti a conoscenza del dossier, la soluzione ottimale sarebbe votare nella stessa assemblea l’integrazione con un altro istituto e la trasformazione in spa, anche se va creato il consenso necessario specialmente tra i dipendenti-soci, che fecero saltare la fusione con Bper, nel 2007, e di recente alcune modifiche statutarie chieste dalla Vigilanza.
Le combinazioni sono varie ma «a tre è difficile», ha messo le mani avanti il ceo di Bpm Giuseppe Castagna. «Al 90%» sarà con una banca sola, almeno inizialmente. «Quanto ci vorrà non dipende solo da noi: potrebbero volerci tre mesi o diciotto mesi» ma non ci sono trattative in corso. L’obiettivo è comunque creare «banche forti». I rumors ipotizzano combinazioni con Banco Popolare, Bper o Ubi Banca. E Mps? «Lo escludo, è troppo grande per noi». La strada è però irta di ostacoli: «La Bce sta chiedendo ad alcune banche di rivalidare i modelli interni» per il calcolo del rischio e questo potrebbe impattare sui coefficienti patrimoniali delle banche.
C’è poi il tema occupazione: secondo la Fabi tra il 2009 e il 2014 nel settore bancario ci sono stati 27 mila esuberi e da qui al 2020 i piani dei vari istituti prevedono ulteriori 19.700 uscite. Per questo il segretario generale Lando Sileoni ha proposto in un convegno dell’Abi una commissione paritetica per studiare forme di riqualificazione professionale per gli esuberi che si creeranno con canali online e fusioni. «Non possiamo pensare che il processo di riorganizzazione sia a impatto zero», ha replicato il presidente di Mps Alessandro Profumo, ribadendo che lascerà dopo l’aumento di capitale.
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