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Popolare Etruria, faro dei Pm su Bankitalia

Si estende il faro della procura di Arezzo sull’attività degli organi di vigilanza. Se qualche mese fa l’indagine per falso in prospetto aveva portato ad approfondire il ruolo di Consob, relativamente all’autorizzazione delle obbligazioni subordinate finite anche nel mirino della procura per truffa aggravata (ovvero la vendita a clienti non consapevoli di prodotti rischiosi e mai più rimborsati), ora sotto la lente finiscono anche le ispezioni della Banca d’Italia.
Palazzo Koch formalmente non deve autorizzare i prodotti finanziari come i bond – il cui prospetto deve essere esaminato da Consob, appunto – ma può comunque rilevare e comunicare lo stato di salute finanziaria alla Consob, dando un parere. Le obbligazioni subordinate di Bpel furono emesse proprio in presenza degli ispettori di Bankitalia, dentro l’istituto aretino quasi ininterrottamente dal 2010 al 2015. Questo aspetto secondo la magistratura di Arezzo andrà chiarito.
Consob autorizzò la vendita dei prodotti, emessi tra il 2012 e il 2013, ritenendo che il prospetto dal “rischio medio” fosse adeguato; poi ha dichiarato di non aver ricevuto da Bankitalia tutte le informazioni necessarie per comprendere la situazione (mancherebbe, secondo l’ente, in particolare un documento del 24 luglio 2012); infine ha sanzionato gli ex vertici di Banca Etruria. Bankitalia invece ha fatto dentro l’istituto ben tre ispezioni, comunicando ai cda giudizi via via sempre più negativi sulla situazione (fino ad arrivare alla richiesta di commissariamento nel 2015), proprio mentre le obbligazioni subordinate venivano emesse; infine l’Autorità delle banche ha sanzionato anch’essa i vertici di Bpel.
Le due authority hanno sempre dichiarato di aver portato a termine i loro compiti, tendendo l’una ad attribuire all’altra le responsabilità di mancate informazioni. Gli inquirenti dovranno quindi capire se i vertici della banca hanno negato informazioni o se anche le Autorità di vigilanza hanno mancato in qualcosa. Eventualmente, in caso di sviluppi, la procura competente sarebbe quella di Roma.
Chi conosceva i rischi?
L’aspetto da approfondire riguarda anche la conoscenza o meno, da parte di Palazzo Koch, del profilo di rischio di chi sottoscriveva le obbligazioni. Dopo le sanzioni Consob alcuni ex amministratori hanno fatto ricorso alla Corte d’Appello di Firenze, dichiarando per iscritto che su richiesta degli ispettori di Bankitalia avrebbero fornito elenchi e indicazioni sulle classi di rischio degli investitori che acquistavano i bond.
Secondo la ricostruzione di parte, gli ispettori di Banca d’Italia avrebbero visionato non solo il documento relativo all’emissione dei bond, ma anche «un foglio excel contenente la classificazione della clientela per classi di rischio» (richiesta con protocollo 6.31); «l’elenco dei sottoscrittori per singolo prestito subordinato» (richiesta protocollata con il numero 6.66); «l’elenco di assorbibilità rischio 3 (medio) presso diverse classi di clientela e l’elenco dei sottoscrittori» (richiesta protocollata con il numero 1.188).
Bankitalia sottolinea invece che gli ispettori non hanno chiesto i profili di rischio dei clienti, né tantomeno autorizzato i prodotti, fuori dalla loro competenza.

Sara Monaci

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