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Popolare di Vicenza, indagato Zonin

Sollecitavano i clienti della Banca popolare di Vicenza ad acquistare azioni proprie con i soldi della banca stessa, e la rassicurazione che avrebbero tratto enormi profitti e avrebbero potuto venderle senza nessuna difficoltà (la popolare veneta non è quotata Borsa), finanziando così un quarto circa del suo stesso capitale azionario (intorno ai 4 miliardi) e superando i limiti di legge (il compimento di alcune delle predette operazioni sarebbe stato per il tramite dei fondi di investimento Athena e Optimum). L’effetto è stato «l’esercizio dell’attività bancaria, in difetto dei coefficienti patrimoniali prudenziali», sospettano gli inquirenti, per un periodo di tempo che va dall’ultimo trimestre del 2012 al 2014. Per queste procedure irregolari la procura di Vicenza ha indagato i vertici dell’istituto: il presidente Gianni Zonin, l’ex direttore generale Samuele Sorato e altri sei dirigenti e funzionari con l’accusa di aggiotaggio e ostacolo alle funzioni della vigilanza. Ieri sono state perquisite le sedi a Vicenza e a Roma, e della controllata Banca Nuova a Palermo. Gli uomini di Gdf, polizia tributaria e valutaria hanno acquisito documenti che ora i magistrati passeranno ai raggi x, oltre a verificare la presunta sovrastima del prezzo delle azioni, che ha provocato proteste e denunce di numerosi soci.
Gli inquirenti sottolineano come «l’obbligo del segreto istruttorio deve tutelare ogni portatore di legittimi interessi anche contrapposti tra loro». Gli atti d’indagine sono ritenuti indispensabili – si aggiunge – «nell’ambito della più complessa acquisizione istruttoria, per rendere compiuta la necessaria e doverosa ricerca di elementi probatori documentali, sia nell’accertamento e riscontro degli elementi di fatto sia all’attribuzione delle responsabilità soggettive». L’istituto, in una nota, ha fatto sapere che «c’è piena collaborazione della banca con gli investigatori». Ma pesanti accuse arrivano dai sindacati bancari: «I disastri che alcuni top manager e i vertici della banca hanno perpetrato negli ultimi anni a danno del tessuto sociale di molte regioni e interi territori non possono rimanere impuniti. Da tempo abbiamo denunciato con volantini, comunicati, lettere alla direzione e agli organi di sorveglianza, prassi gestionali e commerciali non conformi. Il nostro timore è che i dipendenti siano gli unici a pagare per gli errori di un cda a dir poco distratto, e di un management che pare avere agito in modo dissennato».
L’inchiesta era stata avviata dopo alcune denunce di azionisti che tentavano invano di rivendere le azioni . Come quella di Renato Bertelle, avvocato e possessore di 100 azioni. «L’ultima denuncia l’ho presentata il 4 agosto scorso e altre ne ho in preparazione, perché sono tante le persone che si sono rivolte a me e che hanno investito nella banca tutti i loro risparmi. C’è il caso di un padre che s’è sentito male dopo che la banca ha tagliato del 23% il valore delle azioni».
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