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Popolare di Vicenza, il buco si riflette in Borsa  

Nel 2015 — l’anno del blocco pressoché totale della compravendita delle azioni della Banca Popolare di Vicenza — la Casa vinicola Zonin, allora presieduta da Gianni Zonin, è riuscita a vendere due terzi delle proprie azioni della Banca Popolare di Vicenza che, per quasi undici mesi di quell’anno, è stata presieduta dal medesimo Gianni Zonin. La notizia è stata recentemente confermata al Sole 24 ore dall’amministratore delegato della Casa vinicola, Massimo Tuzzi.

Infatti, in occasione dell’assemblea di approvazione del bilancio 2014 la Casa vinicola si presentò titolare di 61.228 azioni. Era l’aprile 2015. Oggi quei titoli sono diventati 21.852. Sommariamente ne mancano proprio i due terzi cui fa riferimento Tuzzi. Diviene così interessante conoscere chi ha comperato e a quale prezzo, soprattutto in un momento in cui alcune decine di migliaia di piccoli azionisti scoprivano che i loro risparmi non erano in un «porto sicuro» ma erano diventati totalmente illiquidi, carta che nessuno voleva. Chi ha comperano quelle azioni? È stata forse la Popolare di Vicenza? Difficile crederlo, viste le condizioni in cui si trovava (e si trova) la banca e la coda di soci che per anni hanno atteso invano di poter vendere.

Così una interessante ipotesi alternativa viene tratteggiata dal sito Vicenza Più . La Fondazione Roi – recentemente finita nell’occhio del ciclone per l’impoverimento del proprio consistente patrimonio – all’assemblea di bilancio dello scorso anno si presentò titolare di 471.026 azioni della BpVi. Oggi la Fondazione Roi risulta titolare di 510.201 azioni. Ovvero in pochi mesi, gli stessi, le Cantine Zonin hanno venduto 39.486 azioni della Banca Popolare di Vicenza e la Fondazione Roi ne ha acquistate 39.175. È possibile non si tratti delle stesse azioni, ma la coincidenza è singolare. Ancor più singolare se si considera che il presidente della Fondazione Roi è lo stesso Gianni Zonin, all’epoca dei fatti presidente sia della Popolare di Vicenza che della Casa vinicola Zonin e che, per effettuare una compravendita tra privati non serve la banca ma è sufficiente l’accordo tra le parti e un notaio. Se poi dovesse capitare che le parti coincidono nelle posizioni apicali nella stessa persona fisica, il tutto risulterebbe oltremodo semplificato.

AzionistiA dover fare i conti con le azioni della Popolare di Vicenza sono in molti. Diverse le società quotate. Non si sottraggono al problema le Assicurazioni Generali e Allianz, Banca Ifis e Credit Suisse Life & Pension, la Coop Alleanza 3.0 e i supermercati Alì, la Banca Popolare di Sondrio e Finint, gli alimentari di Amadori e di Cremonini. La più colpita è la Cattolica di Assicurazioni, che negli anni scorsi ha firmato un importante accordo con la Popolare di Vicenza che aveva risvolti sia industriali che finanziari. Da un lato la Vicenza vendeva allo sportello i prodotti assicurativi della Cattolica, dall’altro le parti si scambiavano un consistente pacchetto azionario. Di 894.674 titoli quello in possesso della compagnia veronese, equivalente fino a un massimo di 55,9 milioni di euro.

Una cifra che non esiste più, al punto che la Cattolica nell’ultimo bilancio ha svalutato le partecipazioni in Vicenza, Veneto Banca e Cr San Miniato per complessivi 114 milioni, con larga ma inevitabile insoddisfazione da parte del management e dei soci veronesi.

Ma a finire impoverite dalle scellerate scelte gestionali della Popolare di Vicenza non sono solo 118 mila azionisti e diverse società, ma anche alcune nodali organizzazioni ecclesiastiche. La Gestione della Diocesi di Vicenza del settimanale La Voce dei Berici risulta titolare di 26.255 azioni: un gruzzolo di 1,6 milioni di euro praticamente azzerato. Mentre la Provincia Veneta dell’Ordine dei Servi di Maria, che cura il Santuario di Monte Berico, ha in portafoglio 30.495 titoli, per un controvalore massimo di 1,9 milioni, che oggi valgono pressoché niente.

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