Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Popolare di Bari la Consob allerta la magistratura

BARI — Si apre l’ennesimo filone di indagine sulla Banca popolare di Bari, targato Consob. L’authority di Borsa ha poco gradito il muro dell’istituto nel comunicare la situazione dei conti al mercato, e lo ha segnalato alla procura barese, che già indaga la banca e i vertici per varie ipotesi di reato. I magistrati, ricevuta ieri la lettera del presidente Paolo Savona, l’avrebbero girata alla Gdf affinché valuti la situazione. Per ora non ci sono indagati, ma in caso di riscontri l’ipotesi di reato sarebbe manipolazione del mercato.
Sono sviluppi frutto di una settimana di duelli tra la Consob (anche se le azioni baresi sono sospese, sulla piattaforma Hi-Mtf si negozia un bond da 213 milioni con scadenza 2021) e una banca chiusa a riccio, forse temendo che l’uscita dei dati provochi fughe dei depositi (oltre 2 miliardi di euro sono in conti correnti sopra i 100 mila euro, soggetti al bail in dopo un dissesto). La settimana scorsa la Consob, ai sensi dell’art. 114 del Testo unico della finanza, sulle comunicazioni al pubblico “senza indugio”, aveva chiesto a Bari di fotografare lo stato dei conti e del patrimonio. Uno stato più che critico, tanto che servirà fino a un miliardo di euro per il rilancio, e Bankitalia starebbe valutando se può decollare il piano che vede il Fondo tutela depositi e la banca pubblica Mcc versarli in tandem, o se prima è il caso di commissariare l’istituto. Il decreto del governo per il salvataggio, che passa per la dotazione di fondi fino a mezzo miliardo a Mcc, sarebbe già pronto: se ne potrebbe parlare già lunedì a Palazzo Chigi.
La risposta di Bari alla Consob, a stretto giro, è stata un’istanza di revoca, per privilegiare la stabilità sulla trasparenza al mercato. Consob non ha accettato la richiesta, ribadendo la necessità di una comunicazione. A quel punto, la Popolare avrebbe chiesto un’istanza di ritardo, ai sensi della direttiva comunitaria Mar, che contempla la dilazione nel diffondere dati sensibili in caso ciò possa creare problemi. Ma un paio di giorni dopo questa istanza, intervistato sul Corriere della Sera , l’ad Vincenzo De Bustis ha fornito alcuni dati, tra cui un fabbisogno di patrimonio «fra 800 milioni e un miliardo». Il manager ex Mps e Deutsche Bank aveva aggiunto: «La banca ha perso un miliardo di euro e lo si può attribuire in parte alla recessione ma per altro a una gestione creditizia al di fuori delle regole, negli ultimi tre o quattro anni», parlando di «enclave ristretta» e di organi sociali «all’oscuro» per via di verbali «addomesticati e non veritieri » del comitato crediti. A questo punto il presidente della Consob ha scritto agli inquirenti per informarli della corrispondenza, nello spirito di collaborazione tra l’authority e la procura, che ha in piedi inchieste rilevanti con 10 indagati (tra cui a vario titolo i tre membri della famiglia Jacobini e l’ad De Bustis) per svariate ipotesi di reato societario.
Ieri è stata anche un’altra giornata di consiglio per la Popolare, che già mercoledì aveva tenuto una seduta fiume per esaminare alcune poste di bilancio. È stato avviato il dossier per l’azione di responsabilità contro l’ex ad Giorgio Papa e due ex dirigenti Gianluca Jacobini (figlio dell’ex presidente Marco Jacobini) e Nicola Loperfido. Sembra che il cda abbia dato mandato a un revisore legale di analizzare la praticabilità dell’operazione, che per partire dev’essere votata dall’assemblea. Secondo il Piano di riassetto Bankitalia, l’assemblea si dovrebbe convocare l’8 marzo per votare bilancio 2019, ricapitalizzazione e la trasformazione della popolare in spa. Non è detto che sia facile per il cda “incastrare” chi è stato accusato ieri: anche perché il dg Gregorio Monachino dal 1999 è stato quasi ininterrottamente coinvolto nella gestione dei crediti baresi, e lo stesso De Bustis aveva già guidato la Bari dal 2010 al 2015. Ovvio che l’ultima parola spetterà agli azionisti dell’anno prossimo: che in ogni caso difficilmente coincideranno con i 70 mila soci attuali, a rischio di perdere tutto.
Intanto il consigliere Francesco Ago, avvocato dello studio Chiomenti, si sarebbe dimesso lo scorso fine settimana con comunicazione alla banca, ufficialmente per motivi personali.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Torna l’incubo della crescita sotto zero, con l’Europa che teme di impiantarsi nuovamente nel qu...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il chief executive officer uscente di Ubs, il ticinese Sergio Ermotti, saluta la banca con cifre del...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Le quotazioni di Borsa di Mediobanca a ottobre si sono attestate a 6,88 euro di media con scambi gio...

Oggi sulla stampa