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Popolare di Bari, Jacobini lascia la presidenza

Marco Jacobini si è dimesso dalla presidenza, oltre che da consigliere, della banca Popolare di Bari, come aveva anticipato alla fine dell’assemblea dei soci che, domenica scorsa, aveva approvato il buco di bilancio nei conti 2018 per 420,2 milioni di euro ed accettato il piano di ricostruzione del capitale ricorrendo a cartolarizzazioni e cessione della partecipazione in CariOrvieto.

Si chiude così un’epoca, quella della famiglia Jacobini ininterrottamente al comando della banca sin dalla sua fondazione, datata 1960. Il cambio di rotta però non è così radicale, almeno in apparenza. Il cda infatti ha deliberato la nomina a presidente di Gianvito Giannelli, nipote di Jacobini. Insieme a lui il cda – insediatosi ieri per la prima volta dopo il voto dei soci del 21 luglio che lo hanno rinnovato per 6/11esimi – ha nominato Vincenzo De Bustis Figarola come ad della banca, mentre Gregorio Monachino, dimessosi dalla carica di direttore generale, è stato nominato per cooptazione consigliere di amministrazione. Dunque, come indicato dal piano industriale 2019/2023, la banca mette mano alla prima delle misure varate dal cda a gennaio scorso, ovvero il cambio del vertice e cioè del presidente, autentico protagonista di una serie quasi ininterrotta di acquisizioni che hanno fatto crescere il gruppo fino a diventare una delle 10 maggiori popolari italiane con 291 filiali, sparse in 13 regioni, 3000 dipendenti, raccolta totale 2018 a 12,96 miliardi e impieghi a 7,08.

Il quasi dimezzamento del patrimonio della banca dai 1073 milioni del 2017 ai 493 del 2018 è stato dunque fatale per la gestione di Marco Jacobini e la svolta, chiesta da più parti come segnale di discontinuità, è arrivato. Ora occorre affrontare con decisione e realizzare il piano di ricostituzione del capitale sociale dopo le perdite 2018 che hanno fatto scendere il Tier Capital Ratio al 7,65% (11,21% nel 2017) ed il Total Capital Ratio al 10,14% (13,99% nel 2017). I soci hanno infatti detto sì sia alla cartolarizzazione tranched covered di Npl, per quasi 400 milioni di euro, che alla cessione della partecipazione di controllo (73,57%) di CariOrvieto, iscritta a bilancio per 55,5 milioni. Ma serve il via libera di Bankitalia per andare aventi.

Nuovo presidente e ad, Giannelli e De Bustis, devono poi traghettare la banca verso la trasformazione societaria, pure indicata nel piano industriale con uno sdoppiamento: da un lato la cooperativa che rimane, e dall’altra Banca spa allargata ai soci della stessa cooperativa, con ingresso in borsa, così da rendere anche più facile la liquidità del titolo, oggi schiacciato al mercatino Hi-Mif a 2,30 euro, quotazione che potrebbe ritornare accettabile solo con la trasformazione in spa. Sullo sfondo le aggregazioni bancarie: il gruppo deve trovare un patner, non può rimanere estraneo al risiko bancario del centro sud favorito dal credito di imposta, per 500 milioni, previsto dal Decreto Crescita per agevolare fusioni e aggregazioni. Ma c’è un limite temporale: dicembre 2020.

Vincenzo Rutigliano

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