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Popolare Bari, gestione nel mirino dei giudici

A marzo del 2016, qualche giorno prima che il valore delle sue azioni fosse tagliato del 21 per cento in vista della trasformazione in Spa, dovuta alla legge sulle Popolari, la Banca popolare di Bari organizzò una grande asta di titoli: le cronache raccontano che furono vendute circa due milioni di azioni. In quell’occasione c’è chi riuscì a liberarsi dei titoli, prima dunque del crollo. E chi, invece, nonostante avesse chiesto da mesi di disfarsene, no. I primi erano principalmente grandi azionisti dell’istituto di credito che di fatto gestisce l’economia della città. I secondi, invece, piccoli risparmiatori che hanno visto svalutare i risparmi di una vita.
È su questo che la procura di Bari, come raccontato da
Repubblica nelle scorse settimane, ha aperto un’inchiesta, al momento senza indagati, per ostacolo alle funzioni di vigilanza. Ed è su questo che ieri mattina gli uomini del nucleo di polizia tributaria di Bari con gli uomini del valutario di Roma hanno bussato alla sede della banca, di fronte al teatro Petruzzelli, uscendo soltanto quando ormai era notte, pieni di documenti e file.
Gli uomini dei generali Nicola Altiero e Giuseppe Bottillo hanno infatti acquisito la documentazione che riguardava proprio l’asta straordinaria di marzo oltre ad «alcune anomale operazioni di negoziazione sul mercato interno». Per questo è stata anche disposta l’estrapolazione di una copia del server interno al fine di verificare eventuali comunicazioni avvenute in quei giorni tra l’istituto e i suoi azionisti.
L’inchiesta gira attorno a una domanda: perché i piccoli risparmiatori, che avevano comprato le azioni per risparmi o per sottoscrivere un mutuo, non sono riusciti a venderle? E invece alcuni importanti imprenditori (in alcuni casi con situazioni debitorie importanti nei confronti dell’istituto) ce l’hanno fatta? È stato rispettato l’ordine cronologico di vendita delle prenotazioni o sono stati fatti favoritismi? L’indagine, inoltre, deve appurare se parte di quella compravendita dei titoli sia stata in qualche maniera finanziata dalla stessa banca, con prestiti o affidamenti. Il reato ipotizzato al momento è quello di ostacolo alle funzioni di vigilanza ma è chiaro che, se provata qualcuna delle ipotesi, si rischierebbe l’insider trading.
La banca si dice comunque tranquilla sull’operato. «Si tratta di un approfondimento contabile di alcune operazioni in un processo senza indagati», spiega l’avvocato dell’istituto Francesco Paolo Sisto. È chiaro però come l’indagine coordinata dai sostituti Federico Perrone Capano e Lidia Giorgio possa creare non pochi problemi anche in vista dell’assemblea dei soci, rimandata la scorsa settimana al 27 dicembre per sancire la trasformazione dell’istituto in Spa. «Nessuna influenza invece deve esserci, perché si tratta di cose diverse», dice l’avvocato Sisto. «Per questo, comunque, ci auguriamo che gli accertamenti della magistratura vengano svolti nel più breve tempo possibile».

Giuliano Foschini

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