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Popolare di Bari, Consob ritorna in pressing sui conti

La Banca Popolare di Bari torna nel mirino della Consob. Si è riunito ieri mattina il collegio per esaminare una questione posta dagli uffici e che rappresenta il seguito del serrato confronto tra Authority e vertice dell’istituto, avvenuto nei giorni scorsi e che ha contribuito al commissariamento della banca. Sul tavolo la vicenda della comunicazione urgente ai mercati sull’effettivo stato dei conti e di salute della banca che era stata sollecitata due settimane fa al vertice dell’istituto in base all’articolo 114 del Testo unico della finanza. Quel provvedimento è rimasto in vigore perchè l’istituto non ha mai ottemperato; anzi ne ha chiesto la revoca, rifiutata dalla Consob.

L’ex vertice aveva fatto appello a una norma del regolamento Mar sul market abuse che consente di ottenere un ritardo (alcune settimane) nel caso in cui la comunicazione delle informazioni possa determinare un rischio sistemico. L’esistenza di quel rischio connesso alla eventuale informativa era stata confermata in una missiva dalla Banca d’Italia la scorsa settimana. Il dossier, dunque, torna sulla tavolo della Consob che ora intende capire come vuole regolarsi la nuova gestione dell’amministrazione straordinaria: con il commissariamento è stato superato il rischio sistemico legato alla disclosure sui conti? Se la risposta affermativa, la banca potrebbe essere sollecitata a provvedere in tempi rapidi alla comunicazione ai mercati. Se, invece, il rischio persiste ancora la cosa non è affatto tranquillizzante per tutti gli stakeholder coinvolti e per il mercato.

L’Autorità presieduta da Paolo Savona ieri ha esaminato il dossier proposto dagli uffici, ma tornerà a riunirsi in settimana probabilmente per assumere una determinazione. Bisognerà capire se si vorrà lasciare ai nuovi commissari il tempo necessario per capire la reale situazione della banca. Va ricordato che, però, la questione è seguita direttamente anche dalla procura di Bari, alla quale la scorsa settimana la Consob aveva inviato una segnalazione per rendere nota la resistenza dell’ex vertice dell’istituto a fornire le informazioni.

I motivi che avevano spinto due settimane fa il collegio della Consob a sollecitare spiegazioni ai mercati sono legati agli insistenti rumors circolati nell’ultimo mese sulla necessità di imminenti interventi di salvataggio a supporto della banca, tutto questo di pari passo con le rassicurazioni del management rispetto all’esistenza di un piano industriale serio. Un’incoerenza evidentemente fondata visto che l’epilogo è stato il commissariamento. La posizione piuttosto rigida dell’Autorità – che come si è visto nella scorse settimane è intervenuta ben due volte ex articolo 114 con i commissari di Carige per chiedere di fare chiarezza su rischi e implicazioni legati all’aumento di capitale tuttora in corso – è dovuta anche ai rilievi fatti la scorsa estate sulla semestrale. La questione non è mai stata comunicata ufficialmente, ma la Consob ha fatto mettere agli atti perplessità e mancanza di chiarezza rispetto alla classificazione di crediti, probabilmente contabilizzati come in bonis ma in mancanza di riscontri certi e obietti sulla solidità di quelle esposizioni. È per questo motivo che nei mesi seguenti è rimasta alta l’attenzione sulle notizie e i rumors che trapelavano dalla banca: nonostante l’ispezione della Banca d’Italia sia ancora in corso, la Consob non ha avuto modo di essere aggiornata su un eventuale deterioramento del conto economico e sullo stato patrimoniale. Un’operazione di verifica e di emersione di tutte le posizioni problematiche che ora sarà il principale compito dei commissari. Difficile andare a bussare alla porta dei potenziali salvatori, da Mcc a Fondo interbancario di tutela dei depositi, senza avere in mano un quadro certo sull’entità delle perdite da ripianare e le prospettive di ripresa del business.

C’è poi un’altra vicenda che coinvolge la Consob e con la quale i commissari dovranno fare i conti. E cioè le sanzioni per complessivi 2,6 milioni comminate nell’ottobre 2018 a oltre venti persone degli ex vertici della banca fino al 2016 (tra questi anche l’ad uscente Vincenzo De Bustis) e inerenti gli aumenti capitale del 2014 e del 2015. Nel mirino la non corretta profilatura del rischio dei clienti (al contempo soci) ai quali venivano vendute le azioni, i finanziamenti “baciati”, le amibiguità nella valutazione delle azioni e anche le strane priorità date ad alcuni clienti titolari di finanziamenti nel poter cedere le azioni (al fine di ridurre le esposizioni stesse verso la banca) mentre ad altri non si consentiva di vendere. Il salvataggio di Popolare di Bari è stato autorizzato dalle forze politiche a patto della massima fermezza verso chi ha portato la banca nelle attuali condizioni. Le sanzioni sono state impugnate presso il Tar: come potranno i commissari giustificare la permanenza di quell’impugnativa? E se ritirano il ricorso, rischiano azioni legali per un ammanco provocato alla banca (anche essa è coinvolta in solido)? È un tema che probabilmente sarà affrontato con l’Autorità. Ieri il premier Giuseppe Conte ha ribadito la linea dell’esecutivo. «Il governointerviene con intelligenza – ha spiegato durante una trasmissione televisiva -. Agiamo ma saremo inflessibili con i responsabili. Il nostro progetto non è nazionalizzare banche, nazionalizzare imprese. Dobbiamo fare di necessità virtù. Cosa succede con 2.770 dipendenti e 600 mila clienti? Cosa facciamo? Li mandiamo a carte e 48? Il governo, “cum grano salis”, con intelligenza interviene. Ma sulle responsabilità del management saremo inflessibili».

Duro attacco alla vigilanza di Via Nazionale, invece, dal ministro dello Sviluppo Stefano Patuanelli, intervistato in tv a Stasera Italia: «È evidente che Bankitalia non esercita fino in fondo la sua funzione, cosa che è costata il fallimento di molte banche e di molte famiglie».

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