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Popolare Bari, al Fitd fino al 20% del capitale

Mentre a Bari si lavora per definire voce per voce tutti i fabbisogni di capitale della banca, nei palazzi romani si ragiona sui contorni della Banca del Sud. Le discussioni tra gli attori in campo (Mef, Mcc e singole banche popolari del Meridione) sono ancora a uno stadio embrionale nonchè informali, e nessuno, in particolare tra i banchieri coinvolti, ha voglia di fare un passo avanti, magari con il rischio di apparire più fragile di altri. Ieri a voler tracciare una linea di demarcazione netta dall’intero piano è stata peraltro la Banca Popolare Agricola di Ragusa. Che in una nota ha reso noto di non aver «mai valutato» una possibile partecipazione alla newco che potrebbe nascere nel quadro del salvataggio della popolare pugliese da parte del ticket formato da Mediocredito Centrale e Fitd. La banca siciliana sottolinea di essere una banca «tra le più patrimonializzate e solide dell’intero panorama bancario» con un ratio patrimoniale Cet1 del 25,6% e un Npl ratio al 7,6%, «valore in linea con la media dell’intero sistema bancario».

Le Popolari del Sud coinvolte

Come dire: non siamo noi i soggetti che devono essere annoverati tra le banche da salvare. Il nome di Pop. Ragusa era emerso nel week end, sulla scia dei rumors di un’accelerazione della maxi-newco in cui far confluire le banche popolari del Sud, progetto da tempo caldeggiato da Bankitalia. Il tema, va detto, rimane in cima all’agenda del Mef, che non a caso, tramite Invitalia e Mcc, è pronto a mettere sul piatto fino a 900 milioni, di cui 700 in verità verranno impegnati nella ricapitalizzazione di Banca Popolare Bari. Oltre a quello di Ragusa, sono circolati i nomi della Popolare Vesuviana e della Popolare Sant’Angelo. Ma, almeno in linea teorica l’elenco si potrebbe allargare ad altri soggetti del Meridione, dalla Popolare Pugliese alla Banca Popolare di Puglia e Basilicata.

Il piano come detto è ancora tutto da definire. Una delle ipotesi allo studio dovrebbe prevedere lo scorporo delle attività da parte delle banche popolari coinvolte, che tramite scissione conferirebbero le loro attività nella newco bancaria finanziata da Mcc. Ai soci delle popolari rimaste a valle dell’operazione verrebbero essere assegnate le azioni della newco madre tramite un’offerta pubblica di scambio. Secondo un altro schema, alcune banche – quelle più solide – potrebbero entrare tra i soci privati nella newco che controllerebbe a valle le banche più fragili.

Il cantiere di Pop. Bari

Si vedrà nei prossimi mesi. Ben prima di allora invece dovrà essere messo il punto sul fabbisogno preciso di Pop. Bari. La due diligence sui conti è attualmente è in corso e dovrebbe concludersi tra marzo e aprile. La verifica, a quanto risulta al Sole, è destinata a far emergere perdite aggiuntive rispetto a quelle registrate fino ad oggi. Il capitale che a fine giugno 2019 era pari a 442 milioni serve a coprire in larga parte (rimarrebbero circa 50/60 milioni) le perdite che sono già emerse. Ora però si attendono nuove rettifiche su crediti deterioratisi nel frattempo, e servono accantonamenti per contenziosi su vecchi aumenti di capitale o per far fronte a sanzioni e altri rischi. Al setaccio sui numeri ci sono sia i commissari (assistiti da Bdo, Oliver Wyman e Orrick), il Fitd (con Kpmg e lo studio Bonelli Erede) ed Mcc, seguita da Equita e dallo studio Rccd. Il tetto massimo del fabbisogno potenziale è comunque fissato a 1,4 miliardi, cifra che è stata stimata come sufficiente per coprire tutte le perdite potenziali e rafforzare il capitale. In questo quadro, il Fitd si è impegnato con una somma di 700 milioni, di cui 310 già versati a fine 2019. Parte di questa somma servirà a coprire le perdite che derivano dal derisking degli Npl, il cui valore oggi è stimato attorno agli 1,8-2 miliardi (di cui metà Utp e metà sofferenze). Premesso che si tratta di stime preliminari e massime, l’impegno del Fitd per questa voce sarebbe stimato al momento nell’ordine dei 400 milioni, anche se c’è fiducia sul fatto che l’esborso possa essere più contenuto tramite l’utilizzo di garanzie: ecco perchè parte di questa cifra potrebbe trasformarsi in equity. Altri 100 milioni del Fitd, secondo circa le stime, dovrebbero servire a coprire i costi di uscita del personale mentre attorno a 150 milioni dovrebbero andare come forma di ristoro agli azionisti danneggiati. A valle della successiva ricapitalizzazione da parte di Mcc, il Fitd dovrebbe ritrovarsi con una partecipazione nel capitale di circa 100-200 milioni, non oltre il 20% del capitale. Entro metà febbraio, invece, è prevista la scelta del nuovo dg della banca. Al momento i nomi in campo sono quelli di Cristiano Carrus (ex Veneto Banca), Alessandro Decio (ex Sace), Piergiorgio Peluso (ex Tim), Stefano Rossetti (Bper),Mauro Selvetti (ex Creval). Tra Fitd e Mcc c’è un accordo per trovare un nome condiviso, ma Mcc ha mano libera per scegliere un altro nome quando avrà il controllo della banca.

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