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PopBari tratta sugli esuberi. Voto a distanza sulla Spa

MILANO – Parte il rush finale sul piano di salvataggio della Popolare di Bari, che porterà a giugno all’assemblea per la trasformazione in Spa.

Oggi parte infatti il tavolo negoziale con i sindacati che discuterà il progetto di ristrutturazione della rete che prevede, tra l’altro, da una parte la riduzione di 90 filiali su 290 e, dall’altra, 900 esuberi sui 3.300 addetti attuali del gruppo nell’arco dei prossimi anni.

Nel primo caso, circa la metà delle chiusure del piano messo a punto dal direttore generale Paolo Alberto De Angelis riguarda filiali di aree marginali con presidi minimi a livello di personale, mentre riguardo agli esuberi saranno tutti volontari: circa la metà del perimetro individuato ha già maturato, peraltro, i requisiti pensionistici.

Lo scorso 27 aprile le organizzazioni sindacali hanno tuttavia bocciato il piano di esuberi presentato e sottoposto al loro esame. Il negoziato risulta dunque cruciale, in quanto l’accordo con questi ultimi è uno dei passaggi chiave per il rilancio della banca.

Questo cantiere è comunque solo uno dei tanti che riguardano la popolare. Da un lato ci sono i commissari, Antonio Blandini ed Enrico Ajello, impegnati nell’esame dello stato di salute dell’istituto, che porterà anche alla definizione del fabbisogno di capitale e dell’aumento a carico del Fondo interbancario di tutela dei depositi e del Mediocredito Centrale (previo via libera dell’Antitrust Ue).

L’altro è quello della governance, che vedrà il momento culminante a metà giugno, quando si terrà appunto l’assemblea straordinaria per la trasformazione in Spa. Viste le norme legate alla pandemia, che prevedono anche per le popolari assise a porte chiuse con raccolta deleghe, le volontà dei soci saranno raccolti da una società di consulenza (la selezione è attualmente in corso), ma viste le modalità la strada pare in discesa.

Il piano industriale dei commissari, messo a punto con la collaborazione del consulente Oliver Wyman, prevede una ricapitalizzazione con un esborso del Fitd per 700 milioni, di cui 310 milioni già versati. Mediocredito Centrale – controllato da Invitalia – dovrà sborsare gli altri 700 milioni, ma solo a valle della trasformazione in Spa della banca, dell’approvazione del nuovo statuto e della valutazione positiva delle Autorità, tra le quali la DgComp della Commissione europea che interviene considerato l’impiego di risorse pubbliche. L’avvio dell’operatività della banca sotto le insegne di Mcc è infine previsto a settembre o al più tardi entro la fine dell’anno.

 

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