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PopBari, plebiscito per la Spa La guida passa al Mediocredito

Doppio sì dei soci della Popolare di Bari alla trasformazione in spa e all’aumento di capitale. A larghissima maggioranza, il 96% dei 35mila voti totali raccolti a distanza – il che ha consentito di deliberare in assemblea straordinaria già ieri, in prima convocazione – ha accettato il piano di salvataggio della banca messo a punto, in sei mesi e mezzo, dai commissari straordinari. E dunque via libera al passaggio dalla cooperativa alla spa e approvazione del nuovo statuto come pre condizioni, poste da Fondo interbancario e Mediocredito, per il successivo aumento di capitale, pure approvato, indispensabile per azzerare le perdite accertate a tutto marzo 2020,e pari a 1,143 miliardi, e ricostruire una base da 10 milioni di euro.

A seguito della ricapitalizzazione per 933,2 milioni di euro, sottoscritta appunto dal Fitd e da Mediocredito centrale, quest’ultimo, con un esborso di 430 milioni, ottiene il 97% del capitale. Si chiude così un’operazione di salvataggio pubblico-privata da 1,6 miliardi della più grande popolare del Sud per dimensione, commissariata da Bankitalia a dicembre scorso, e che senza aumento di capitale, non potendo rispettare i requisiti minimi di capitale previsti dalla normativa, non avrebbe potuto onorare i debiti, rimborsare gli obbligazionisti e sarebbe stata posta in liquidazione coatta amministrativa, con danni incalcolabili per l’economia. Proprio il rischio del fallimento della banca, con conseguenze pesanti per gli azionisti, la clientela e i 2mila dipendenti del gruppo, devono aver convinto la platea dei soci a dire sì al salvataggio delineato dai commissari che guideranno la banca nelle prossime tappe: dopo l’estate, infatti, si terrà un’altra assemblea per eleggere il nuovo cda e il collegio sindacale e toccherà invece a Bankitalia esaminare il bilancio di chiusura dell’amministrazione straordinaria che andrà dal 1° gennaio 2019 fino alla sua conclusione. «Questo voto – commenta Antonio Blandini, uno dei due commissari – dimostra la rilevanza del progetto per le persone. Più che di numeri e di maggioranze al 51%, si è trattato di quasi 34mila persone, di 34mila famiglie che hanno detto sì a un progetto, perché ci credono e consente la prosecuzione dell’attività bancaria». La patrimonializzazione chiude così quella che l’altro commissario della Popolare, Enrico Ajello, definisce la «fase propedeutica». Poi c’è il rilancio con l’implementazione del piano industriale 2020/2023 e quindi ritorno all’utile a fine 2022, meno costi per 67 milioni, meno personale con quasi 850 esuberi spalmati in 10 anni, 91 filiali da chiudere, e focus su clientela retail e pmi. Con questo voto la banca si avvia ad adempiere ai suoi debiti, incluse le obbligazioni subordinate, e sul punto Blandini ha pure annunciato l’apertura di un tavolo di conciliazione e solidarietà per stabilire le regole «anche insieme alle associazioni di azionisti, aperto a quanti non sono destinatari dell’offerta risarcitoria» di 2,38 euro ad azione.

I commenti al salvataggio sono tanti. Per il premier Conte «è stato compiuto un passaggio importante», il ministro Roberto Gualtieri, ha espresso «grande soddisfazione per l’esito dell’Assemblea. L’operazione, effettuata secondo logiche e condizioni coerenti con criteri di mercato, segna una svolta rispetto a un passato sul quale sono in corso i doverosi accertamenti». Positive anche le reazioni sindacali: per il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, «sono stati salvati 2.700 posti di lavoro e le economie di diverse regioni». «L’impegno che ci attende da oggi in poi sarà quindi ancora più ampio e incisivo, perché bisogna dare risposte concrete e solide al territorio e ai cittadini, in tempi rapidi», ha sottolineato l’ad di Mcc, Bernardo Mattarella: a lui il compito di prendere in mano le redini del nuovo istituto da socio di controllo.

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